E’ vero che nasce come luogo di aggregazione sociale. Ed è anche vero che, per molti giovanissimi, fortunatamente non c’è nulla di più “aggregante” di una bella partita di pallone improvvisata all’aria aperta, con linee e porte “virtuali”, da “disputare” nel primo luogo pubblico utile, in mancanza di strutture sportive che possano garantire quest’attività in maniera gratuita e per tutto il tempo che si vuole.

Ma non si può negare che fa un certo effetto vedere trasformata in un campo di calcio una piazzetta (inaugurata in pompa magna il 19 gennaio scorso da Sindaco, Vescovo e politici della Regione) intitolata ad un momento drammatico per la storia della città (lo sgombero dal rione Terra, avvenuto il 2 marzo 1970) e ideata per dare a tutti la possibilità di riappropriarsi di un pezzettino della Pozzuoli che fu e per far conoscere a chiunque, con appositi pannelli informativi, la storia dell’antica rocca.

La foto che ho scattato risale a sabato scorso, ma è un’immagine fin troppo frequente, soprattutto quando il tempo lo consente e non c’è scuola (o si fa “filone”).

Gruppi di adolescenti che si riuniscono e organizzano interminabili e chiassosi match, di quelli senza esclusione di “colpi” che ognuno di noi ha disputato con soddisfazione a quell’età e anche oltre.

Con tutta l’umana comprensione possibile per queste innocenti competizioni tra amici, è il caso di chiedersi se “piazza rione Terra 2 marzo 1970” debba e possa essere adibita anche ad uno scopo del genere.

Non soltanto per un fatto di “immagine” ma anche per i danni che queste “esibizioni” possono produrre.

Non solo agli stessi “partecipanti” o al Comune (se qualcuno dovesse farsi male durante una di queste partitelle, chi ne risponderebbe a livello civile o addirittura penale?), ma anche alle stesse strutture della piazza.

Solo a titolo di esempio, basta guardare (come si evince dall’immagine pubblicata nella photogallery sottostante) in che condizioni si trovano i portoni di colore verde che i ragazzi adibiscono a “porta”, con gli evidenti segni bianchi delle pallonate (spesso sono sfere di cuoio, non i più leggeri “Super Santos”) che suggellano ogni “gol”.

Facendo un rapido sopralluogo sul posto nei tempi “morti” in cui non si disputa questa sorta di “campionato permanente”, ho cercato di capire se nella piazza vi fosse un divieto in materia.

Niente.

C’è affissa soltanto un’ordinanza del sindaco Figliolia che impone ai proprietari di cani di raccogliere gli escrementi dei loro amici a quattro zampe.

Dunque, se è vero che ciò che non è proibito è implicitamente consentito, viene da pensare che l’uso “pallonaro” della piazza sia tollerato e tollerabile dal Comune.

D’altronde, se così non fosse, le due telecamere che (con tanto di avviso della loro “esistenza”) dominano la piazza, avrebbero già dovuto produrre i propri effetti, con l’individuazione e la multa di tutti gli improvvisati “calciatori” in loco.

Semprechè quell’impianto di videosorveglianza funzioni.

Già: non si è mai capito se è attivo, chi lo gestisca e quali risultati concreti abbia raggiunto, visto che più volte la piazza è stata oggetto di atti di inciviltà e  dell’identificazione dei responsabili non se n’è ancora saputo nulla.