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Pigioni arretrate nelle case popolari: diffide “pazze” del Comune agli inquilini

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Come molestare il cittadino onesto. Dev’essere questo il manuale che staranno leggendo al Municipio, da dove sono partite valanghe di diffide ad altrettanti inquilini di alloggi popolari e locali commerciali.

Nelle lettere di messa in mora (3.855 in totale, oltre il 70% degli affittuari) si chiede ai destinatari di versare gli arretrati di pigione che il Comune ritiene di non aver mai ricevuto.

Con la minaccia di sgombero nel caso in cui non ci si faccia vivi o non si metta mano al portafoglio entro 30 giorni dalla consegna della “sfogliatella”.

Pretendere il dovuto (e, attraverso questi atti, interrompere ogni cinque anni i termini di prescrizione del debito) è sacrosanto nei confronti di chi se ne infischia di pagare: e su questo è bene essere chiari.

E’ invece assurdo infliggere enormi rotture di scatole ai contribuenti-modello solo perché negli uffici municipali non riescono a risalire alla titolarità dei versamenti già effettuati e incassati dall’Ente.

E questa incredibile circostanza emerge proprio dalla lettura  dell’atto firmato congiuntamente dai dirigenti  Luigi Giordano (gestione entrate patrimoniali) e Daniela Caianiello (politiche abitative), in cui si sottolinea testualmente di ritenere nulla la lettera nel caso in cui si fosse in regola con i pagamenti, ma soprattutto si chiede, nel caso in cui fosse tutto ok, di inviare comunque copia della relativa documentazione “per gli opportuni controlli contabili”.

Nella parte circolettata in rosso, il Comune ammette di essere in difetto

Insomma, lo stesso Comune, sia pure con una formula “soft”, ammette che, nella ricerca dei suoi creditori, sta andando praticamente alla cieca.

Come peraltro dimostra la marea di persone (anche 200 al giorno) che sta affluendo presso la direzione patrimonio di via Saba a Monterusciello per sottoporre ai pochi malcapitati e volenterosi impiegati di quest’ufficio le prove di non aver nessun debito di pigione per case popolari o locali commerciali.

Il che comporta una perdita di tempo enorme sia per cercare le ricevute dei bollettini “contestati” sia per consentire a questi impiegati di registrare i pagamenti ed attestare il “nulla a pretendere”.

Dove sta allora l’intoppo?

Secondo indiscrezioni, oltre alle difficoltà di incassare queste somme tramite bonifico (il servizio non è stato ancora meccanizzato…), il Comune pare abbia problemi di ricezione dei  pagamenti a causa di letture ottiche errate o incomplete dei codici a barre stampati sulle bollette.

Cioè, io faccio il mio dovere affidandomi alle poste o alle rivendite autorizzate,  poi qualcosa si inceppa nel meccanismo di trasmissione del mio pagamento…e voi lo volete da me!

Dalla serie: gli asini litigano e i barili si rompono!

Il sindacato inquilini (che, vista la mole delle carte da esibire, sta collaborando spontaneamente con il Municipio per raccogliere dagli affittuari delle case popolari questi bollettini “incriminati” e portarli negli uffici preposti, da dove poi effettuano controlli incrociati e rilasciano le “liberatorie”) è furibondo.

Pasquale Di Bonito (Uniat)

“Da una mia prima stima – riferisce Pasquale Di Bonito, segretario territoriale Uniat arriviamo fino al 90 per cento di richieste errate. E già con un dato del genere ci sarebbe da chiedersi chi pagherà la spedizione di queste lettere inutili. Ma poi per quanto tempo bisogna conservare queste ricevute di pagamento, visto che chiedono addirittura ancora quelle del 2006? Quante persone devono impiegare giornate intere nella ricerca di bollettini intestati alla “Romeo”, in bianco, della “San Matteo” e della gestione Tovecci, pagati alla posta, al bar o dal tabaccaio? Quante società e quanto personale erano impegnati per il compito di registrare pagamenti, verificare evasione e inviare avvisi di mora? Cosa si ascriveva per incasso o ricavo  se poi costantemente si elargivano premi di produzione negli uffici?”.

Domande che giriamo all’Amministrazione o a chi la rappresenta nelle “stanze dei bottoni”.

Che si diano pure scocciature a chi non paga, ma almeno si chieda scusa a chi è stato costretto, con non poca fatica, a dimostrare la propria buona fede per colpe di altri.

Nella speranza che equivoci del genere non si ripetano ora che si metterà mano a verificare anche i pagamenti di tutti coloro che hanno rateizzato il debito di pigione…

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