Di lui, parroco della Diocesi di Pozzuoli diventato come uccel di bosco dall’autunno scorso, si diceva che stesse scontando tre anni di ‘penitenza’ in un luogo segreto dopo aver ecceduto nell’esternazione delle proprie pulsioni omosessuali.

Ma da mercoledì scorso, si sa ufficialmente che il vescovo Gennaro Pascarella lo ha riammesso in “servizio”, per giunta nella stessa parrocchia da cui lo stesso Capo della Chiesa flegrea aveva dovuto allontanarlo non meno di nove mesi fa.

Si arricchisce così di un altro mistero la vicenda del giovane prete finito al centro di un bollente dossier fotografico prodotto dall’avvocato-gigolò Francesco Mangiacapra e consegnato perfino in Vaticano.

Il reverendo gay, a causa di queste rivelazioni, è stato infatti sottoposto ad un procedimento penale ecclesiastico, che, a quanto pare, si sarebbe concluso con la confessione del “peccato” e la conseguente rimozione da tutti gli incarichi  ecclesiastici (alcuni di grande prestigio) che gli erano stati conferiti nel corso del tempo, più la “condanna” ad un periodo di lunga riflessione lontano dai riflettori e dagli ambienti in cui aveva ceduto alla “tentazione” della carne.

Usiamo il condizionale perché il nome del sacerdote, l’esito del “processo interno” che lo ha riguardato e le motivazioni dei provvedimenti presi a suo carico non sono mai stati pubblicati sul Bollettino Diocesano.

Ma le voci girano, i documenti pure ed è certo che, nei prossimi giorni (pare addirittura in quello dell’anniversario della sua ordinazione sacerdotale) questo stesso prete tornerà, come amministratore, nella parrocchia da cui era stato espulso nonostante i malumori  e le proteste di molti fedeli che non avevano mai creduto alle confessioni di Mangiacapra.

Scetticismo che, per la verità, col tempo si è molto diradato, spaccando in due (colpevolisti e innocentisti) quella comunità.

Resta da capire il motivo per cui la Diocesi si ostini a non voler fare chiarezza sull’accaduto, alimentando, con le sue omissioni, un clima di pettegolezzi e sospetti che non fa bene a nessuno.

“Con il mio dossier ho denunciato lo stile di vita di alcuni sacerdoti, e non credo che lo stile di vita e ancor di più l’orientamento sessuale possano essere oggetto di ravvedimento e “guarigione” in meno di un anno! – dice a tal proposito il gigolò Francesco Mangiacapra (nella foto), autore del dossier da cui era scaturita la rimozione di questo prete La Curia di Pozzuoli non ha mai realmente chiarito perché questo prete fosse stato rimosso dalla sua funzione di parroco e dagli altri incarichi diocesani e, allo stesso modo, oggi non ci riferisce se questo reintegro nelle funzioni avviene a seguito di un periodo di penitenza, di un ravvedimento, di una assoluzione o di un perdono. La verità sulle sorti di questo prete non deve restare un affare di palazzo ma appartiene ai credenti, ai fedeli che vedono in questi sacerdoti dei ministri di Dio e che hanno il diritto di sapere cosa è stato fatto. Il Vescovo Pascarella (nella foto) ha l’obbligo di sollevare questo odioso velo di omertà: a lui vorrei chiedere di mettere a conoscenza la comunità dei fedeli dell’esito della indagine previa in cui io e altre persone siamo stati interrogati come testimoni e per la quale ho fornito delle prove. Esiste un decreto di archiviazione o di condanna? O forse ha semplicemente applicato il perdono che la sua paternità pastorale gli consente?  – si chiede Mangiacapra – Se invece il sacerdote fosse risultato estraneo a ogni circostanza, allora a maggior ragione sarebbe interesse della Curia rendere noto il provvedimento di assoluzione proprio per restituire dignità al buon nome del parroco. Come mai, invece, la Curia di Pozzuoli preferisce navigare in questo limbo di omertà? Non vorrei che i vertici della Curia si fossero limitati a raccomandare al parroco maggior cautela anziché maggior coerenza”.

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