L'infermiere professionale Giuseppe Bruno, addetto al triage nel pronto soccorso dell'ospedale di Pozzuoli

Sono stanchi di essere insultati, minacciati, aggrediti e mortificati nella propria professionalità.

Gli infermieri in servizio al pronto soccorso dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie” non vogliono più fungere da capro espiatorio di tutte le carenze nel settore della sanità e hanno deciso di uscire allo scoperto.

L’infermiere Giuseppe Bruno

Lo fanno attraverso uno di loro, il 41enne Giuseppe Bruno, che lavora al triage del nosocomio di La Schiana ed è dunque il primo punto di contatto tra la struttura e il paziente.

Giuseppe, perché siete sempre nel mirino dei cittadini?
Lo siamo ingiustamente. Soprattutto chi, come me, questo lavoro lo fa col cuore e tratta con i fiocchi chiunque arrivi in pronto soccorso.  Io però penso che solo vivendo la nostra giornata lavorativa e conoscendo il nostro lavoro si può capire perché ci sono tutte queste lamentele e per quale motivo la maggior parte di esse sia infondata o diretta verso i soggetti sbagliati.

E spieghiamo tutto allora: qual è la vostra prima difficoltà?
Il nostro primo problema è il filtro sul territorio. Voi non avete idea di quante persone arrivino in pronto soccorso per situazioni che potrebbero essere affrontate dal medico di base o dal medico di guardia. Diciamo che la metà dei cosiddetti codici verdi (che rappresentano circa il 70% degli oltre 100 ingressi quotidiani in pronto soccorso) e tutti i codici bianchi riguardano patologie per le quali un cittadino non dovrebbe mai arrivare in ospedale. Se già funzionasse questo filtro a monte, noi, pur con tutte le nostre carenze di personale, potremmo lavorare in grazia di Dio. Vorrei vedere cosa accadrebbe se il codice bianco costasse 200 euro di ticket anziché le 25 che puntualmente nessuno paga…

Al di là di questo aspetto, il pronto soccorso di La Schiana si porta appresso una nomea tremenda. Ci dev’essere per forza qualcosa che non va, è inimmaginabile pensare che quasi tutti i cittadini si siano messi d’accordo per dirne peste e corna…
Quello che non va  sono i pazienti che vogliono fare gli infermieri o i medici pretendendo di sapere cos’hanno, come dovrebbero essere curati e di decidere quanto tempo devono aspettare prima di una visita. Hai voglia di spiegare a queste persone che un codice rosso ha la priorità su tutti, poi tocca al giallo mentre i codici verdi e i codici bianchi, anche se sono già in attesa, possono aspettare ore e ore se nel frattempo arrivano nuovi codici rossi o gialli. Lei non può nemmeno immaginare quante volte veniamo presi a parolacce, minacciati o picchiati per questi motivi! Tanta gente deve imparare a capire che il pronto soccorso non è la bancarella del torrone. Qui si salvano vite e la precedenza ce l’ha sempre chi rischia di morire, poi, in un ordine di gravità, vengono tutti gli altri. Ma tutti ricevono assistenza. E, se proprio devo essere sincero, per esperienza, ho imparato che spesso chi si lamenta è proprio quello che meno avrebbe bisogno delle nostre cure.    

Il governatore De Luca durante l’inaugurazione del nuovo pronto soccorso di La Schiana

Però  è anche vero che siete carenti di personale e che, se invece foste al completo, i tempi di attesa potrebbero ridursi anche per codici verdi e bianchi.
Certo. Ma anche questa non è una colpa nostra. Ci mancano almeno due medici e quattro infermieri. Spesso siamo costretti a turni quotidiani di 12 ore quando dovremmo lavorare non più di 36 ore settimanali. Dobbiamo ringraziare il governatore De Luca. Quando venne ad inaugurare il pronto soccorso, a ottobre dell’anno scorso, disse che ci avrebbe dato tutti i medici, gli infermieri e gli operatori socio sanitari occorrenti per far funzionare al meglio il servizio. Stiamo ancora aspettando che mantenga la promessa…

 

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