domenica, Maggio 19, 2024
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Quarto non può ripartire dalla macelleria politica di Capuozzo e dei Cinque Stelle

Da oggi Pozzuoli21 apre una finestra anche sulle elezioni del prossimo 10 giugno a Quarto.

Un test politico-amministrativo importante per la seconda città dei Campi Flegrei.

Un Comune in cui le turbolenze, di ogni tipo, sono ormai diventate la “normalità”, come testimonia il record di sette scioglimenti anticipati negli ultimi 25 anni di amministrazione locale.

Un voto che arriva al termine di 30 mesi in cui nel Palazzo di via De Nicola ne sono accadute talmente tante e di ogni colore da far diventare questa Municipalità  un caso nazionale.

Non basterebbe infatti un libro per raccontare il teatrino dell’assurdo a cui i quartesi hanno dovuto assistere da quando, nel giugno di tre anni fa, il 71% degli elettori diede fiducia al Movimento Cinque Stelle e al suo candidato sindaco Rosa Capuozzo, che trionfò al ballottaggio contro una civica e senza avversari di partito sia nel centrodestra che nel centrosinistra, spazzati via da Tar e Consiglio di Stato per vizi di forma nella presentazione delle liste.

Un successo, quello del primo sindaco pentastellato in Campania, che doveva spianare la strada ad un nuovo modello di governo.

Facce pulite, niente consociativismo, zero attaccamento alla poltrona, innanzitutto.

Marchi di fabbrica “grillini” che ben presto, a Quarto, sono venuti a cadere uno dopo l’altro.

Il sindaco uscente Rosa Capuozzo

Le indagini della Dda su un consigliere, le prime dimissioni di esponenti del Movimento dalla Giunta e dal Consiglio, poi l’espulsione della Capuozzo dai Cinque Stelle, le sue dimissioni da Sindaco ed il successivo rientro dopo averle ritirate, l’abbandono di nove dei quindici consiglieri della lista, i cambi vorticosi di assessori e gli accordi con la quasi totalità dell’opposizione pur di restare in carica, accontentando ora l’uno ora l’altro ex avversario con una poltrona in Amministrazione.

Poi le liti anche con i nuovi alleati fino al colpo di grazia delle ultime sette dimissioni da consigliere, che hanno fatto mancare al parlamentino civico anche il numero minimo previsto dalla legge per poter essere convocato.

Circostanza che ha fatto scattare la tagliola del  “tutti a casa”.

Da una tale macelleria politica, Quarto non può più ripartire.

Della gestione Capuozzo restano solo macerie in una città che puntava sul “nuovo” e si è ritrovata al cospetto di quanto di più “vecchio” potesse essere proposto e prodotto.

Se questo doveva essere il cambiamento, i quartesi di sicuro non se ne sono accorti, sia nella vita di Palazzo sia nella gestione amministrativa.

Chi sarà capace di interpretare al meglio le istanze della città, lo vedremo di qui ai prossimi due mesi.

E sarà interessante capire anche cosa accadrà nel primo test amministrativo dopo il trionfo dei Cinque Stelle alle Politiche in un  Comune dove proprio i Cinque Stelle e la loro portabandiera (due facce della stessa medaglia) hanno tradito in modo così palese le aspettative della gente.

L’unica certezza è che a Quarto serve un sindaco  autorevole, con un progetto serio di sviluppo ed una maggioranza forte e coesa, unita su un programma concreto.

Per gli esperimenti sulla pelle del popolo non c’è più tempo: al di là della Montagna Spaccata hanno già “dato”.

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