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Reddito delle famiglie: -9,4% in quattro anni

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a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

Quadro a tinte fosche quello delineato nel bilancio sociale Inps.  Il potere d’acquisto delle famiglie -si evidenzia nel documento- è crollato del 9,4% tra il 2008 e il 2012. Secondo l’istituto, infatti, solo tra il 2011 e il 2012 la flessione è stata del 4,9%. Nel complesso, nei quattro anni considerati, il reddito disponibile delle famiglie ha perso in media l’1,8% (-2% tra il 2011 e il 2012). Nell’anno, preso in considerazione, il 2012, stando sempre al rapporto dell’Ente assicuratore, i lavoratori pubblici sono diminuiti, a causa del blocco del turnover e dei numerosi pensionamenti di 130.000 unità (-4%) passando da 3,23 milioni a 3,1 milioni. Nel 2012 le entrate contributive ex Inpdap sono scese di 4,78 miliardi (-8,2%). I contribuenti del fondo pubblici statali si sono ridotti di 107.012 unità (da 1.780.000 a 1.672.988 con un -6%) mentre quelli del fondo pubblici enti locali si sono contratti di 25.070 unità (da 1.305.542 a 1.280.472 e un -1,9%). Lievita invece di 1.870 unità il fondo pubblici sanitari e il fondo pubblici ufficiali giudiziari (+721 unità). Il gettito previdenziale dell’ex Inpdap, si legge nel bilancio sociale Inps, si è abbassato di 4.781 milioni di euro, dato legato prevalentemente al blocco del turn-over nel pubblico impiego e al rallentamento della dinamica retributiva del settore.

Nel 2012, quasi tutte le categorie di lavoratori mostrano un significativo snellimento della propria consistenza.

I lavoratori dipendenti del settore privato si riducono di 48.888 unità (-0,4%); i lavoratori pubblici di 129.515 unità (-4%); i lavoratori autonomi di 13.817 unità (-0,3%) e i parasubordinati di 22.167 unità (-2%).

Il blocco del turnover ha di fatto accentuato nel pubblico la tendenza, che c’è anche nel privato, di diminuzione dei dipendenti con meno di 30 anni (-20,1% nel pubblico, -8,7% nel privato) e di progressivamente invecchiamento dei lavoratori. Le variazioni per classe d’età, difatti, sono negative fino ai 50 anni con un ridimensionamento medio del 9,3%. Si rilevano invece incrementi dell’1,4% per i dipendenti tra i 50 e i 60 anni e del 5,9% per quelli oltre i 60 anni.

Nel 2012, poi, la spesa per ammortizzatori sociali è aumentata del 19% rispetto al 2011 superando quota 22,7 miliardi.

L’Istituto, al riguardo, rimarca che l’uscita principale resta quella per la disoccupazione con 13,811 miliardi, oltre due miliardi in più in confronto ai 11,684 miliardi spesi nel 2011. Hanno beneficiato di prestazioni a sostegno del reddito nel 2012 più di 4 milioni di persone. Oltre 1,6 milioni di soggetti hanno in particolare usufruito di cig e mobilità a fronte dei 1.250.000 lavoratori nel 2011 (+28,5%) con una permanenza media pro capite in cassa di due mesi e 2 giorni lavorativi.

In totale, hanno goduto del sussidio di disoccupazione (ordinaria, agricola e quella con requisiti ridotti) 2,5 milioni di persone a fronte dei 2,26 milioni dell’anno precedente. L’Inps sottolinea che i 22,7 miliardi (+3,6 miliardi sul 2011) si sono suddivisi in 12,6 miliardi di trattamenti economici e 10,1 di contribuzione figurativa. La parte principale ha riguardato la disoccupazione (13,8 miliardi con un +18,2%), mentre per la cassa integrazione sono stati sborsati 6,138 miliardi (oltre un miliardo di spesa in più con un +21,8%) e 2,824 miliardi per la mobilità (+17,3%). Il peso maggiore degli ammortizzatori è a carico dello Stato con 14,237 miliardi a fronte dei 8,536 miliardi di contributi ricevuti da imprese e lavoratori. Il finanziamento della cassa integrazione è stato coperto dallo Stato per il 37,8%, quello della disoccupazione per il 70,1% e quello per la mobilità per il 79%. Inoltre, Quasi la metà dei pensionati Inps (il 45,2%) ha un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro al mese. Nel 2012, su quasi 7,2 milioni di pensionati che non arrivano a 1.000 euro ce ne sono 2,26 milioni (il 14,3% del complesso) che non arrivano a 500 euro. Possono invece contare su più di 3.000 euro al mese poco più di 650.000 pensionati. Il reddito da pensione dei pensionati pubblici nel 2012 era in media di 1.948 euro al mese, superiore di oltre 700 euro in confronto ai 1.223 euro medi portati a casa da coloro che hanno lavorato come dipendenti nel settore privato.

Con riferimento ai titolari di una sola pensione, la differenza dipende anche dal numero di anni lavorati e si amplia tra le donne con 826 euro medi di pensione per le donne del fondo lavoratori dipendenti e i 1.613 di quelle del settore pubblico.

Per artigiani e commercianti, il reddito da pensione si ferma in media sotto i 1.000 euro.

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