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Rimpasto di “fuoco” per la Giunta Figliolia?

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Tira aria di rimpasto nella giunta Figliolia? Alcuni importanti segnali di fibrillazione all’interno del centrosinistra sembrano confermare questa ipotesi come molto vicina nel tempo.

L’ultimo, il più clamoroso, è il passaggio di Enrico Russo, presidente del parlamentino civico ed unico consigliere comunale eletto con l’Italia dei Valori, nel movimento “Diritti e Libertà”, nato per volontà di Massimo Donadi e Nello Formisano in seguito alla scissione interna ai dipietristi.

Un passaggio che Russo ha ufficializzato sabato 1 dicembre nel corso di una conferenza stampa in cui ha spiegato che “sono venute meno le ragioni dell’adesione all’Idv” e ha precisato che la nuova formazione da lui rappresentata “siederà a pieno titolo al tavolo del centrosinistra”.

Ma la decisione di Russo potrebbe presto scatenare un effetto domino tale da coinvolgere (ma anche sconvolgere) l’intera compagine amministrativa.

A Pozzuoli, infatti, si registra un caso unico in tutta la provincia di Napoli: la sparizione improvvisa di un intero partito (l’Idv) dalla coalizione con cui questo partito si è sottoposto al voto per le comunali e ha vinto le elezioni, ottenendo un seggio all’interno del parlamentino civico.

Un seggio che ora, di fatto, l’Italia dei Valori non  ha più, giacchè l’unico consigliere eletto (Enrico Russo, per l’appunto)  ha deciso di “sposare” un altro simbolo.

L’Idv dunque, pur avendone ottenuto pieno diritto grazie alla volontà popolare, non ha più alcuna rappresentanza istituzionale al Municipio.

Eppure, l’Idv resta un alleato del centrosinistra e, soprattutto, è ancora presente a Pozzuoli, dove, appena otto mesi fa, ha conquistato ben 2.095 voti (il 5,16% del totale, con un peso del 7,31% sulle preferenze conquistate dall’intera coalizione di centrosinistra), raddoppiando i 1.055 consensi acquisiti alle elezioni del 2011.

Una presenza territoriale che, a scanso di equivoci, è stata  rimarcata mercoledì 5 dicembre con una lettera ufficiale che il segretario provinciale dell’Idv Elpidio Capasso ha inviato al sindaco Enzo Figliolia e ai commissari regionali del partito (Antonio Palagiano e Nello Di Nardo), nonché a Ivan Rota (responsabile organizzativo nazionale dell’Italia dei Valori) per sottolineare che l’Idv a Pozzuoli ha come segretario cittadino Gennaro Gritto, il quale avrà, tra gli altri compiti, anche quello di  “sovrintendere a tutte le procedure politiche territoriali ed ai rapporti interpartitici”.

Insomma, un messaggio chiaro al Primo Cittadino: l’Idv a Pozzuoli non è affatto morta col passaggio a “Diritti e Libertà” dell’unico consigliere eletto nel partito e ha pieno titolo per proseguire nel dialogo con tutte le forze politiche, a cominciare ovviamente da quelle di centrosinistra con cui ha vinto le ultime elezioni, dando un contributo non secondario al successo di Figliolia.

D’altronde, il “certificato di esistenza in vita” dell’Italia dei  Valori nel capoluogo flegreo è testimoniato anche dall’esito numerico della scissione interna avvenuta tra i dipietristi puteolani.

Dei sette componenti uscenti del direttivo cittadino dell’Idv, infatti, in quattro hanno aderito a “Diritti e Libertà” (Enrico Russo, Nello Solmonte, Valentina Buono e Francesco Scamardella), mentre gli altri tre (l’ex commissario locale Franco Costigliola, Leonardo Rocco e Michele Saggiomo) hanno scelto di restare con l’Italia dei Valori.

E un altro dato non è da sottovalutare.

Tra i candidati consiglieri dell’Idv alle ultime comunali, primo, secondo e quinto dei non eletti (Aldo Pepe, Leonardo Rocco e Gennaro Gritto) sono rimasti con Di Pietro e, sommati, soltanto i loro voti (749) hanno un peso che sfiora il  36% di tutte le preferenze raccolte dal partito e superano del 59% il numero di consensi (471) che al “transfuga” Enrico Russo hanno consentito l’ingresso nelle “stanze dei bottoni” del Municipio.

Cifre che testimoniano come non solo l’Idv puteolana non abbia “tirato le  cuoia”  ma ha, almeno sulla carta, tutti i titoli per poter rivendicare la “visibilità” perduta dopo il passaggio di Enrico Russo con “Diritti e Libertà”.

Un’altra prova della “esistenza in vita” dell’Italia dei Valori a Pozzuoli la si trova nel comunicato stampa diffuso il 15 dicembre dal neo segretario cittadino del partito, Gennaro Gritto, che, pur senza mai nominarlo, non risparmia duri attacchi al “transfuga” Enrico  Russo.

In data 5 dicembre –scrive Gritto- il segretario provinciale Idv/Di Pietro di Napoli, avvocato Elpidio Capasso, revocando le precedenti cariche (segretario e direttivo) ha nominato segretario cittadino del partito puteolano lo scrivente, con il compito di sovrintendere a tutte le procedure politiche territoriali ed ai rapporti interpartitici. Ho accettato l’incarico consapevole che sarò sostenuto da un gruppo di persone che, all’indomani del risultato elettorale, ha osteggiato il modus operandi di coloro che hanno gestito il partito in modo personalistico. Tale comportamento ha reso “invisibile” il partito nei dibattiti politici cittadini e persino all’interno della coalizione di centro-sinistra guidata dal sindaco Figliolia al quale, com’è noto, tutti hanno dato il massimo contributo. Colgo l’occasione per precisare che questo partito, in questa città, anche dopo la cessazione del gruppo consiliare, resta decisamente nel centro-sinistra. Purtroppo l’Idv, ancora una volta, è stato il veicolo per consentire a qualcuno di scalare una vetta altrimenti irraggiungibile, per poi saltare su un’altra: ciò non può e non deve più verificarsi! Da questa affermazione intendo ripartire o, se volete, rifondare questa sezione nel rispetto delle persone che tanto hanno dato alla crescita del partito; mi riferisco, in primo luogo, ai candidati delle passate elezioni amministrative, ad alcuni amici che per anni ne hanno, con sacrificio, portato avanti il progetto ed i valori fondanti nonché a tutti quelli che, pur essendo in sintonia con questo partito, non hanno mai avuto l’opportunità di confrontarsi e di parteciparne attivamente alle attività. Proprio nell’ottica fortemente partecipativa, ho ritenuto necessario nominare un nuovo esecutivo, che confido possa ulteriormente ampliarsi, nelle persone di Mario Rosario Azzaro, Carlo D’Angelo, Vincenzo De Luca, Rocco Di Guida, Lucia Fattore, Pasquale Foglia, Salvino Ioffredo, Vincenzo La Ragione, Aldo Pepe e  Michele Tiano, ai quali ho chiesto pubblicamente di affiancarmi nel costruire una sezione forte e coesa, capace di offrire risposte concrete ai fabbisogni della cittadinanza”.

Non solo: c’è anche di più.

Da noi contattato nei giorni scorsi, lo stesso segretario provinciale dipietrista, Elpidio Capasso, ci ha riferito che la nuova situazione politica venutasi a creare dopo la “fuga” dell’unico consigliere eletto con l’Italia dei Valori impone “la necessità di un incontro con il sindaco Figliolia”.

L’oggetto di questo incontro tra l’Idv e il sindaco  è fin troppo chiaro: sottolineare al Capo dell’Amministrazione che il partito dipietrista ha pieno diritto a recuperare la “visibilità” perduta con il passaggio di Enrico Russo ad un altro movimento politico.

E l’unico modo per recuperare questa “visibilità” è l’ingresso in Giunta di un esponente dell’Idv.

Dunque, ben presto Figliolia potrebbe essere invitato a procedere con un rimpasto all’interno dell’Amministrazione.

Un’ipotesi che rischia di far saltare i già fragilissimi equilibri su cui si regge la maggioranza di centrosinistra, numericamente molto ampia, ma altrettanto litigiosa al proprio interno.

L’assegnazione di un assessorato all’Idv, infatti, potrebbe scatenare una vera e propria guerra nella coalizione.

Innanzitutto per decidere chi eventualmente “sacrificare” tra gli assessori (uno dei due del Pd tra Franco Cammino e Franco Fumo? uno dei due dell’Udc tra Mario Marrandino e Alfonso Trincone? uno dei due tecnici tra Teresa Stellato e Roberto Gerundo? Carlo Morra, l’unico di Sel?).

Ma anche, e soprattutto perché, con l’aria che tira nel centrosinistra puteolano, Figliolia rischia la crisi politica al primo refolo di vento.

Spostare una sola casella all’interno della squadra di governo, infatti, comporterebbe il “risveglio” di tutte le altre richieste di “visibilità” che per ora covano come il fuoco sotto la cenere e che sono pronte ad esplodere alla prima occasione utile.

Carlo Morra, per esempio, aspira  non da ora a fare il vicesindaco e non ha mai digerito il fatto che questo incarico sia stato attribuito all’Udc e, in particolare, a Mario Marrandino,  il cui feeling con buona parte della maggioranza è già dal principio ai minimi termini. Lo stesso Morra, tra l’altro, è impegnato anche nel tentativo di conquistare un seggio alla Camera con Sel, ed ha partecipato (classificandosi al nono posto su 13 candidati con 1.534 voti) alle primarie che il suo partito ha organizzato sabato scorso in Campania per decidere l’ordine di inserimento in lista degli aspiranti deputati per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio prossimi.

Poi c’è la questione di Alfonso Trincone, assessore Udc sgradito fin dal primo giorno ad uno dei quattro consiglieri del partito (Maurizio Orsi), il quale, il 13 settembre scorso, ha esternato (per ora soltanto attraverso Fb) tutto il suo “imbarazzo” per una “nomina imposta dal vicesegretario provinciale del partito” e “insostenibile agli occhi dei tanti elettori che mi hanno sostenuto”. Orsi, che, tra l’altro, negli ultimi giorni è al centro di una serie di indiscrezioni che lo vorrebbero addirittura in “uscita” dal gruppo consiliare dell’Udc per una precisa volontà che i suoi tre colleghi consiglieri di partito (Cutolo, Cossiga e Pollice) e l’assessore Marrandino pare abbiano manifestato (non è dato sapere con quali motivazioni) in un documento politico di cui però si vocifera soltanto l’esistenza ma  ancora non esiste alcuna traccia ufficiale.

Ma anche i Verdi potrebbero rivendicare una loro “visibilità” in Giunta, visto che sono stati eletti con il centrosinistra ma per l’ormai nota “rottura” con il resto della coalizione sulla candidatura di Paolo Tozzi (eletto poi consigliere comunale) non sono mai riusciti a ricomporre i rapporti politici con Figliolia e restano in “bilico” tra due “correnti di pensiero”: quella di Tozzi (secondo cui i Verdi, per essere considerati a pieno titolo nel centrosinistra, dovrebbero entrare in Giunta con un proprio esponente) e quella del commissario regionale del partito, Francesco Borrelli (che, invece, sembra più orientato ad avere “mani libere” e dunque andando non al di là di un eventuale appoggio esterno ma senza assumere incarichi di governo).

E non bisogna dimenticare nemmeno i tre componenti della civica (Vincenzo Bifulco, Antonio Di Bonito e Niki Della Corte), che, il 29 novembre, nel corso del penultimo consiglio comunale, hanno addirittura cambiato nome alla lista togliendo quello di Figliolia e chiamandola “Pozzuoli.Bene Comune”, con l’obiettivo di rimarcare la propria indipendenza di pensiero dal sindaco.

Un segnale politico molto chiaro. Non è un mistero, infatti, che questi tre consiglieri non hanno mai gradito l’estromissione da qualsiasi incarico di governo nonostante  siano stati eletti in una lista che ha conquistato oltre l’11% delle preferenze (la terza più votata a Pozzuoli dopo Pd e Udc) e, proprio per essere considerati “in quota Figliolia” (e dunque, politicamente, già “pagati”)  si sono visti scavalcare in termini di “visibilità” da formazioni politiche, come Sel e Italia dei Valori, che hanno ottenuto, in termini di consensi, risultati numerici molto meno consistenti.

E, giusto per non farsi mancare nulla, bisogna ricordare che a lamentarsi della composizione della Giunta è anche il coordinamento regionale e regionale donne del Pd (lo stesso partito di Figliolia), che, attraverso le rispettive esponenti Valeria Valente e Assunta Tartaglione, ha addirittura presentato un ricorso al Tar per chiedere l’annullamento del decreto di nomina di tutti gli assessori in quanto la presenza di una sola donna all’interno dell’Esecutivo non rispetterebbe il principio delle pari opportunità.

Un Pd che a Pozzuoli rischia di spaccarsi clamorosamente dopo quanto accaduto alle primarie di sabato scorso per la scelta dei parlamentari da candidare alla Camera alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio.

Primarie che a Pozzuoli hanno visto il successo, con 852 voti, di Salvatore Piccolo, ossia il candidato di riferimento dell’area di Figliolia e dei suoi “fedelissimi” (Gigi Manzoni, Mimmo Pennacchio, Vincenzo Daniele e Gennaro Testa), a discapito di Massimo Paolucci (secondo classificato a Pozzuoli con 677 voti e sponsorizzato dal capogruppo consiliare Elio Buono e dall’assessore Franco Fumo) su cui proprio Buono e Fumo avrebbero voluto far convogliare la maggioranza delle preferenze: tentativo non riuscito al termine di un’accesa discussione interna tra le varie “anime” del Pd puteolano.

Una discussione che, secondo indiscrezioni, non sarebbe finita qui e potrebbe investire presto anche gli equilibri in seno alla Giunta, in cui  i consiglieri che hanno sostenuto Piccolo potrebbero chiedere di essere rappresentati da un assessore, quanto meno per “pareggiare” la “visibilità” concessa a Franco Fumo, ossia uno dei  principali sponsor di Paolucci, uscito sconfitto dalla diatriba tra “correnti” del Partito Democratico puteolano.

Dunque, appena l’Idv busserà alla porta di Figliolia per rivendicare l’assessorato di “risarcimento” dopo la scomparsa del partito dal consiglio comunale in cui gli elettori avevano voluto i dipietristi, potremmo vederne davvero delle belle.

Ma già adesso, Figliolia dovrebbe spiegare ai 2.095 puteolani che hanno voluto l’Italia dei Valori al suo fianco in Consiglio Comunale, come intende rendere istituzionalmente “rappresentativi” questi voti.

Se questi voti lo stesso Figliolia li aveva ritenuti così importanti quando, il 6 giugno, durante la conferenza stampa di presentazione della Giunta, annunciò che si sarebbero tramutati nell’assegnazione della presidenza del parlamentino civico all’unico consigliere eletto nell’Idv,  a maggior ragione il Capo dell’Amministrazione dovrebbe dire cosa ne pensa di questi voti adesso che questo prestigioso incarico è diventato appannaggio di un movimento politico che deve ancora misurarsi con la volontà popolare.

Volontà popolare che è l’unica a   stabilire chi va al governo e che va sempre rispettata da chi, solo attraverso questa volontà, ha ricevuto responsabilità di governo.

(da “Il Corriere Flegreo” del 5 gennaio 2013)

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