Ricevo e pubblico*

2 marzo 1970. Uscivo dal liceo scientifico ubicato a via Luciano. Erano le 14.30 e, arrivato al quadrivio dell’Annunziata, vidi, con sgomento, decine di camion telonati dell’Esercito in sosta, lungo tutto il corso Terracciano e via Anfiteatro.

Non si aveva idea di quello che era in atto. Arrivato sul rione Carmine, mi avviai, per curiosità verso il rione Terra, dove, incredulo, cominciai a capire cosa succedeva.

Forze dell’ordine avevano circondato l’antico quartiere, aiutando intere famiglie a salire sui camion con quel poco che erano riusciti a trasportare.

Circa 3000 persone furono evacuate, per la maggior parte “ospitate” nell’ospedale psichiatrico del “Frullone” di Miano.

Ma l’effetto del “blitz” si ripercosse su tutta la restante città di Pozzuoli.

Quasi tutti i residenti del centro storico abbandonarono spontaneamente le loro abitazioni.

Anche noi trovammo accoglienza da parenti al rione Don Guanella.

In due giorni, dopo 2500 anni di storia, il solo rione Terra fu desertificato.

Si capì subito che gli abitanti non sarebbero più ritornati a vivere in quel luogo, dove erano nate e vissute intere generazioni.

Cosa era successo? Dal mese precedente, i pescatori e gli ormeggiatori avevano notato un rialzamento della banchina portuale, che creava difficoltà agli approdi. Era una fase di innalzamento dovuto all’atavico e famoso bradisismo.

Scienziati, vulcanologi, geologi nazionali ed internazionali vennero interpellati.

Vista l’esperienza storica della nascita, nel ‘500, del vulcano Monte Nuovo, si pensò ad una eruzione simile, proprio a ridosso del rione Terra.

Fenomeno non accompagnato con forti scosse, come quelle avvenute decenni dopo, nell’83-‘84.

Dunque, dopo un consulto, alquanto azzardato, il prefetto Bilancia ordina l’immediato sgombero del quartiere, con il supporto dell’esercito e delle forze dell’ordine.

Fummo presi alla sprovvista, senza un avviso precedente e senza avvertire del “blitz” il primo cittadino, professor Nino Gentile, che quella mattina si trovava” stranamente” convocato urgentemente a Roma con buona parte della giunta comunale ed il comandante dei vigili.

La notizia dello sgombero fu ripresa da tutti i giornali e televisioni, rimbalzò in tutto il mondo.

I nostri concittadini all’estero seppero in questo modo della tragica vicenda.

Furono elargiti sussidi di 30 mila lire a famiglia e biglietti gratuiti per raggiungere autonomamente parenti residenti nel Nord Italia e all’estero.

Il rione Terra fu murato nei suoi tre accessi: via del Ponte,  gradoni San Celso nella zona di Portanova ed in via Castello zona Darsena. I muri in tufo costruiti durarono ben poco. Abbattuti da ex residenti che cercavano di recuperare i loro averi abbandonati e da abusivi giunti anche da città limitrofe.

Infatti , questi ultimi trovarono ” rifugio” in quelle abitazioni vuote.

Questa occupazione, di circa 100 nuclei, durò per 10 anni, fino al dicembre del 1980.

Gli abusivi, di certo non volevano lasciare i vani, che, ormai  privi di manutenzione, davano segni di pericolo, ma si giustificarono dicendo  che se il Vescovo, all’epoca Monsignor Sorrentino, poteva rimanere sul rione, anche loro erano esseri umani.

Dunque, chi di dovere, ordinò l’interruzione di acqua e luce al Vescovato.

Il Vescovo fu costretto a lasciare l’isola religiosa e con esso tutti gli occupanti abusivi.

Nel frattempo il rione Toiano era stato realizzato. Il rione Terra divenne “terra di nessuno”.

Furono anni di saccheggi, ruberie, atti di vandalismo, molte opere d’arte furono distrutte o rubate.

Ormai il vecchio quartiere era in uno stato di abbandono totale.

Crolli, abbattimenti di interi fabbricati, la vegetazione che avvolgeva intere strade ed isolati, con gli agenti atmosferici, diedero il colpo finale a quei pochi chilometri quadrati. Il Rione assunse un aspetto spettrale.

Nel frattempo alcuni saggi archeologici diedero la conferma che al di sotto dei moderni palazzi vi era sepolta l’antica città romana di Puteoli.

Concorsi, progetti, gare di appalto, lungaggini burocratiche, fino a quando, nel gennaio del 1992, a distanza di 22 anni dallo sgombero, la Regione Campania, affidò ad un consorzio di imprese il “restauro” del Rione Terra, che nel frattempo era diventato “patrimonio inalienabile ed indisponibile” del Comune di Pozzuoli.

I lavori iniziarono con vari stop. La Soprintendenza invece si prodigava nel riportare alla luce i sotterranei romani e nel 1995 aprì le porte al pubblico, consentendo una visione ad una parte degli scavi, ancora in atto.

Varie zone del Rione ultimate, furono consegnate, certamente diverse da quello che era l’originale disegno urbanistico ed architettonico, dovuto all’ abbattimento di intere insulae, la ricostruzione moderna di interi fabbricati, la scomparsa di strade con il relativo selciato spagnolo, la demolizione di manufatti originali.

Il Duomo della Diocesi puteolana, a distanza di 50 anni dal suo incendio (maggio 1964) fu riconsegnato alla collettività nel maggio del 2014, simbolo di una comunità ormai persa.

Tante le ipotesi ed i progetti per il futuro del Rione più popolare e popolato di Pozzuoli, sede della nostra memoria storica, delle tradizioni e degli usi ormai perduti.

Mi consola speranzoso l’anagramma che ho ricavato dal RIONE TERRA: “E RITORNARE”.

*Antonio Isabettini

(le foto sono tratte dal gruppo Facebook “Dicearchia”e dal suo amministratore Gennaro Abbate)