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Rione Terra: il “fumo” del Duomo per nascondere “l’arrosto” del grande business?

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Sono giorni di festa per Pozzuoli. E sono giorni di passerelle per i politici (locali e non). E’ normale che sia così. Quando, dopo mezzo secolo, si restituisce al culto il Duomo di una città e lo si fa riaprendo contemporaneamente un pezzo del cuore pulsante della tradizione popolare come il rione Terra, sgorga la lacrimuccia nel popolo nostalgico, il potente in auge gonfia il petto e cammina a tre metri da terra, gli studiosi ne raccontano una più del diavolo e la stampa “pompa” giustamente l’evento. E’ il gioco delle parti nel grande circo della visibilità mediatica.

Ma possiamo essere tutti felici e spensierati per ciò che ci è stato riconsegnato dopo un’attesa così lunga?

Sull’argomento i puteolani si dividono. C’è chi si contenta e gode perchè si tratta pur sempre di un piccolo passo verso la riappropriazione delle proprie radici, ma c’è chi pure storce il naso e vede, in questo “grande evento” della cattedrale, tanto “fumo”, un’operazione di marketing costruita per nascondere alla pubblica opinione il vero, grave, drammatico problema della rocca.

E cioè quello che ai puteolani ancora nessuno si degna di far sapere.

Chi gestirà e come i beni del Rione Terra? Quali e quante attività potranno essere svolte? Con quale criterio saranno scelte queste attività  e quanto dovranno pagare?

 

Sono soltanto alcuni degli interrogativi a cui il Municipio (di cui il rione Terra è patrimonio indisponibile) deve dare risposte attraverso una proposta di Sindaco e Giunta da sottoporre al voto decisivo del Consiglio Comunale.

“L’arrosto” è tutto qui. Investimenti milionari, fitti da riscuotere, appalti e posti di lavoro da assegnare,  organismi societari da nominare.

Chi “gioca” da “protagonista” la “partita” rione Terra può insomma davvero campare di qualsiasi rendita per sé e per i suoi.

Il problema però sono proprio le “regole del gioco”.

E veniamo al nocciolo della questione.

Piccolo ma fondamentale passo indietro con la memoria.

Il 14 marzo dell’anno scorso, un comunicato stampa del Comune recitava che,  “si è tenuto il primo incontro tra il sindaco Vincenzo Figliolia, gli assessori e il professore Aureliano Bonini, presidente di Trademark Italia, nominato consulente dall’amministrazione comunale per lo studio e la redazione del documento programmatico ‘Linee guida per lo sviluppo turistico-commerciale del Rione Terra’, un progetto/studio di utilizzo del patrimonio immobiliare già restaurato del Rione Terra. L’avanzamento delle opere di ristrutturazione delle opere che interessano il Rione Terra – dichiarava Figliolia nel corpo dello stesso comunicato– ci impone di prendere con urgenza decisioni che riguardano sia l’utilizzo dei fabbricati già realizzati e in corso di completamento, sia il percorso da fare per arrivare alla gestione della parte turistico-ricettiva. Ma insieme al Rione Terra è l’intero patrimonio artistico, culturale, monumentale, termale e religioso di Pozzuoli che vogliamo valorizzare. Dal nuovo volto dell’Acropoli fino al Waterfront che prenderà il posto dell’ex Sofer, nel segno dell’eco-sostenibilità e dello sviluppo turistico. È un nuovo modo di concepire lo sviluppo, per una città che deve riconvertirsi dopo la chiusura delle grandi fabbriche. Abbiamo chiesto al team del professore Bonini di condividere con la cittadinanza lo studio e oggi il professore è venuto a Pozzuoli per confrontarsi con le categorie commerciali, le forze politiche, i sindacati e le associazioni. Il Rione Terra sarà il volano per il futuro della città”.

14 mesi fa, dunque, fece la sua “apparizione” a Pozzuoli questo professor Bonini, presidente della società riminese (la “Trademark” per l’appunto) che ha chiesto ed ottenuto dall’Amministrazione una consulenza da circa 20mila euro (19.844 per la precisione) per suggerire alla politica quale sia la forma più idonea per la gestione degli immobili della rocca.

Nella determina di assegnazione dell’incarico (la numero 2287 del 28 dicembre 2012, firmata dal segretario generale comunale Matteo Sperandeo), si legge infatti che “i lavori del 5° lotto sono stati ultimati e collaudati e possono quindi già essere riconsegnati alla fruibilità dell’Ente e della collettività sia la piazza sia i palazzi destinati ad uffici pubblici posti su via Cavour denominati insule 22, 23 e 25 per una superficie utile totale di circa 2.250 metri quadrati”, che “con l’ultimazione dei lavori dell’8° e 9° lotto, prevista per ottobre 2013, sarà inoltre liberata dalle attività di cantiere tutta l’area che si estende dall’ingresso di via Marconi al tempio-duomo”, che “con il collaudo dei lavori del 5° lotto e l’ultimazione dei lavori dell’8° e 9° lotto sarà quindi completato il 70% delle opere relative a tutto il rione Terra e potrà essere avviata a gestione il 50% della ricettività turistica, tra cui 53 stanze d’albergo per un totale di 115 posti letto, 7 botteghe artigianali, 3 bar, un ristorante da 45 posti, un museo civico da circa 1.700 metri quadrati e un museo Diocesano di circa 600 metri quadrati, oltre ad una serie di edifici pubblici tra cui Sedile dei Nobili, Palazzo Migliaresi, Palazzo De Fraja, il Palazzo Vescovile e il Tempio-Duomo, oltre al cosiddetto percorso archeologico”, che “l’avvio definitivo e la messa in rete del rione Terra con il patrimonio artistico, culturale, monumentale, storico, termale e religioso di Pozzuoli, valorizzerà l’offerta turistica non solo della città ma dell’intero territorio flegreo, calamitando l’interesse dei maggiori tour operator internazionali, delle agenzie di viaggi, dei crocieristi, del web e degli addetti ai lavori” e che “l’avanzamento delle opere che interessano il rione Terra impone” al Comune “di prendere con urgenza decisioni riguardanti sia l’utilizzo dei fabbricati già realizzati e in corso di completamento sia il percorso da fare per arrivare alla gestione della parte turistica-ricettiva”.

Fissiamo bene in mente le date. 28 dicembre 2012 (assegnazione della consulenza) e 14 marzo 2013 (visita del consulente a Pozzuoli).

Da allora, sul piano della comunicazione ufficiale e dell’azione politica, è calato il silenzio assoluto sulle scelte riguardanti il rione Terra.

Cosa si è inceppato al riguardo?

Innanzitutto qualcosa a livello di trasparenza.

Non si capisce infatti per quale motivo il Comune, nel link dedicato proprio alla “amministrazione trasparente”, non inserisce la consulenza al professor Bonini tra quelle assegnate, anche se eventualmente già scadute.

Una “distrazione”?

La consulenza è stata forse revocata?

E, se così fosse, per quale motivo?

Facciamo invece i “benpensanti”  ma chiediamo al  sindaco, all’Amministrazione e al segretario generale Matteo Sperandeo (firmatario di quella determina di incarico): dopo 17 mesi dalla nomina, che lavoro ha prodotto il professor Bonini? dove e quando è consultabile il frutto della sua attività pagata con i soldi della collettività?

Questo lavoro è terminato?  E’ ancora in corso? E’ stato prorogato e, se sì, con quali ulteriori costi sul groppone del bilancio?

Ma, soprattutto, per quale motivo il consiglio comunale (unico organo deputato a decidere vita, morte e miracoli del rione Terra) non è stato mai informato pubblicamente dell’esito di questo studio?

Perché gli eletti dal popolo non  possono/devono sapere cosa ha “partorito” il professor Bonini e non hanno modo di poterne discutere nella sede democratica per eccellenza?

Perché la città è tenuta completamente all’oscuro sulla questione?

Non c’è un dibattito, non c’è un confronto sul tema.

Ed è credibile pensare che, dopo circa un anno e mezzo di lavoro, un consulente del Comune non abbia ancora formulato uno straccio di ipotesi sullo sviluppo turistico-commerciale e di utilizzo del patrimonio immobiliare del rione Terra?

Quanto tempo ci vorrà ancora affinchè la politica cominci a discutere della questione sviscerandola in tutti i suoi aspetti?

Che aspettiamo? Che i lavori sulla rocca siano prima completati per poi tenere tutto fermo in attesa di capire chi e come sfruttare ogni singolo immobile?

Ed è normale che il 23 aprile, appena due settimane fa, in un passaggio della sua lettera riservata ma ufficiale alla segreteria puteolana del proprio partito (il Pd), il deputato ed aspirante europarlamentare Massimo Paolucci “rinfacci” al sindaco Figliolia di aver “sostenuto la sua iniziativa per impegnare grandi gruppi nazionali ed europei nella gestione e valorizzazione del rione Terra”?

http://www.pozzuoli21.it/guerra-nel-pd-puteolano-la-lettera-bomba-del-trombato-paolucci-contro-figliolia-e-i-suoi-fedelissimi/

Figliolia, che non ha mai (ancora) smentito questa ricostruzione di Paolucci, potrebbe gentilmente spiegare ai suoi assessori, all’intero consiglio comunale e ai cittadini in che modo si sta muovendo per coinvolgere questi “colossi” nella gestione e valorizzazione del rione Terra?

E a che titolo lo sta facendo?

La legge conferisce ad un Sindaco  poteri così illimitati?

Nel rispetto di quali regole di libera concorrenza tra imprese, un Sindaco potrebbe aver scelto di parlare con determinate aziende anziché altre?

E in quale sede si sarebbe deciso di coinvolgere i privati per la gestione e valorizzazione della rocca?

Ammesso che sia l’unica soluzione realmente praticabile e di buon senso, dov’è la delibera di consiglio comunale che ratifica una scelta del genere e dà mandato a Figliolia di andare addirittura a scegliersi personalmente i soggetti che dovranno diventare soci d’affari con il Comune, come lascia intendere il (consenziente) deputato Paolucci?

Ecco dunque il “fumo” del Duomo da dare in pasto al popolo per distrarre l’attenzione dall’‘arrosto’ del grande business da lasciare ancora un po’ in sordina aspettando di confezionare e infiocchettare l’eventuale “pacco raccomandato” da  far “digerire” al consiglio comunale, magari con qualche ottimo “antidoto” per i “maldipancia”.

Meditate, puteolani!. Aprite gli occhi!

E fate la stessa cosa anche voi, cari magistrati.

Soprattutto su quel passaggio inquietante della lettera indirizzata da un parlamentare della Repubblica Italiana al Sindaco della quinta città della seconda regione d’Italia.

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