Ricevo e pubblico*

Comune di Pozzuoli – Superfetazione ultra moderna sul cuore dell’antico Rione Terra.

Pur non avendo ricevuto risposta (dai destinatari della mia segnalazione del 7 u.s.), leggo il “trafiletto” ricevuto dal Direttore Del Giudice di Cronaca Flegrea e Pontillo di Pozzuoli 21  (http://www.pozzuoli21.it/lassessore-smentisce-larchitetto-al-rione-terra-nessuna-costruzione-abusiva/) e penso giovi accludere qualche immediata, e sommessa, considerazione a braccio (salvo ultronei approfondimenti).

Mi sembra decisamente espresso in scarna prosa quanto, invece, dovrebbe essere dimostrato per tabulas.

– Il “semicrollo della copertura scale”, non compare, bensì viene solo raccontato.

– La prima foto (aerea in b/n), ricomprende, nello spazio di un francobollo, un cerchietto in rosso, all’interno del quale non vi sono tracce del “torrino semicrollato per il bradisismo”.

– La seconda foto (a colori), lascia intravvedere un minuscolo manufatto murario, col vano di uscita ad arco, ma travisato da un rigogliosissimo cespuglio verdeggiante (evidentemente deve trattarsi di una essenza vegetale estremamente resistente, visto che all’intorno, la superstite ed asfittica vegetazione, si mostra invece tutta bruciata).

Potenza di madre natura.

– La terza foto, a colori, mostra il solaio già rifatto e con un vano scala amplissimo, rispetto alla piccola garitta occultata dal rampicante (seconda foto); quindi inconferente.

– La quarta immagine rappresenta un semplice disegno colorato di restituzione prospettica (anche differente dalla realizzazione).

Le citate “autorizzazioni di rito di tutti gli enti statali posti a tutela del bene”, forse consistono in un verbale di sopralluogo? Ove il Comune di Pozzuoli risulta assente ed esautorato?

Una ricostruzione volumetrica (riferita all’epoca dichiarata) costituisce, erga omnes, un intervento ammissibile solo come nuova costruzione (Cons. Stato Sez. IV, 15 settembre 2006, n. 5375, Cons. Stato, Sez. V, 10 febbraio 2004, n. 475 ecc.).

Non risultano eccezioni a favore di un consorzio; tanto è vero che le “autorizzazioni di rito” vengono pur declamate nel caso di specie, ma non mostrate.

Inoltre, a mente del Piano Territoriale Paesistico, che cita la Legge 1089/39 (ancorchè abrogata dal Decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, a sua volta eclissato dal decreto legislativo n. 42 del 2004), tutto il Rione Terra, incluso l’immobile in parola, risulta assoggettato a restauro conservativo.

Giova all’uopo ascoltare, il ripetuto dettato dei magistrati di Palazzo Spada: “affinché un intervento edilizio possa essere qualificato come restauro e risanamento conservativo occorre che siano rispettati gli elementi tipologici, formali e strutturali dell’edificio senza modifiche dell’identità, della struttura e della fisionomia dello stesso, né ampliamento dei volumi e delle superfici, essendo esso diretto alla mera conservazione, mediante consolidamento, ripristino o rinnovo degli elementi costitutivi, dell’organismo edilizio esistente, ed alla restituzione della sua funzionalità. L’aumento di superficie o di volumetria comporta, al contrario, una trasformazione dell’edificio che necessita di permesso di costruire” (Cons. St. Sez. V, 2.2.2010, n. 431; Sez. IV, 21.5.2004, n. 3295)”.

Stupisce, quindi, che il dominus (nonché attuale titolare prediale), accetti, da terzi, alcuni fogli non rispondenti alle disposizioni normative e li sbandieri, considerandoli dirimenti.

 

Diversamente, basti pensare che il Comune, nei confronti dei cittadini, pretende ed attua, il rigoroso rispetto delle procedure, mentre verso se stesso, lascerebbe invece, che terzi procedano in sua assenza, ovvero surroga, senza intervenire a tutela dei propri beni immobiliari (indisponibili).

Inoltre, appare di meridiana evidenza, che le foto (scattate con apparecchio Nikon ed obbiettivo zoom da 1.000 mm), siano perfettamente e rigorosamente fedeli alla realtà; d’altra parte, l’assunto è dimostrabile, e verificabile, da chicchessia, essendo riconoscibilissimi e palesi i “punti di mira fotografici”.

Basterà portarsi in loco e riprendere immagini uguali a quelle inviate, all’amministrazione municipale in primis.

Altrettanto lapalissiana, emerge quindi, l’incompetenza dell’estensore, allorquando costui afferma: c’è da rilevare, inoltre, come le foto pubblicate appaiano fortemente dilatate orizzontalmente, rappresentando un corpo di fabbrica di notevolissime dimensioni, laddove invece la superficie risulta nella realtà esigua, a copertura delle sole rampe di scale”.

L'assessore Roberto Gerundo, autore della smentita contestata dall'architetto Grande
L’assessore Roberto Gerundo, autore della smentita contestata dall’architetto Grande

Oltre tutto, il verboso assunto, verrebbe poi sostenuto… con un semplice disegnino di progetto.

Ritiene forse, la compagine amministrativa (a voce di un suo componente), aver giustificato, l’oscena presenza di un ampio manufatto ultra moderno, sorto sul “cuore antico” della Città, con quattro foglietti anonimi ed una manciata di livorose affermazioni, all’indirizzo di chi aveva loro inoltrato garbate segnalazioni?

Beh, allora, parimenti, spieghi alla Cittadinanza, perché tutte le semplici richieste di tettoie, in qualunque zona della Città, anche non soggette a Protezione Integrale (come invece nel caso di specie), vengono così trasformate, manu militari:“prescrizione che sulla tettoia per tutelare le visuali dai luoghi elevati, per le quali la copertura in perlinato ligneo sottintende la presenza di un volume, il perlinato sia sostituito da teli ombreggianti scorrevoli”. (sottintende, cioè lascerebbe forse immaginare, supporre).

Forse non è cognito, che la costruzione con copertura vitrea, integra, ed equivale pienamente, a nuova volumetria? (T.A.R. Napoli, VI Sezione, n. 4999, del 23 settembre 2014).

O magari si intenderebbe far passare per legittima e valida, una stridente superfetazione, ben visibile anche ad occhio nudo ed offensiva per quell’immagine paesaggistica, che in varie occasioni è stata mostrata a petto gonfio?

Trovatemi chi abbia detto in questi giorni che sia una bella cosa e ben fatta!

 *architetto Domenico Grande