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Rione Terra: le “preoccupazioni” di un ex consigliere comunale…

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Ricevo e pubblico*

Caro Direttore, ho letto con estremo interesse la tua riflessione di sabato 10 maggio a proposito del “fumo” del Duomo per nascondere “l’arrosto” del grande business sul Rione Terra (http://www.pozzuoli21.it/rione-terra-il-fumo-del-duomo-per-nascondere-larrosto-del-grande-business/) e devo dire che, come sempre, siamo lì a porci i soliti interrogativi. Queste pseudo alte professionalità come e da chi vengono individuate? Possibile che per certi ruoli le competenze siano da ricercare sempre fuori dal territorio puteolano? Visto che l’oggetto dell’incarico al professor Bonini appare materia strettamente collegata alla conoscenza del territorio, per ciò che il Rione Terra rappresenta, mi piacerebbe sapere quante volte lo stesso luminare abbia visitato la rocca puteolana e la nostra città prima del conferimento del suo incarico, quali ricerche e quali studi abbia effettuato antecedentemente su tematiche di promozione turistica di un luogo unico e così particolare. A meno che  non si voglia trattare il Rione Terra alla stregua di un’ “amena località della riviera adriatica”, una sorta di Milano Marittima o una Milano 3 sul mare. Non credo che nella nostra città non esistano esperienze professionali all’altezza di simili compiti e profondi conoscitori di quella realtà. Del resto a Pozzuoli, secondo una consolidata abitudine italiana (che si pone a metà strada tra una distorta concezione del potere politico, che sfocia nella volgare “marchetta di paese”, di chiaro stampo clientelare,  e l’atavica necessità di nascondere funeste intenzioni) accade che gli unici (cog)nomi noti associabili a determinate prestazioni professionali  lo siano per familiarità con attuali (o ex) dipendenti comunali; in qualche caso, addirittura, viene premiata la militanza di partito. Quando non è così, si ricorre all’esperto calato dall’alto, noto  solo a qualche “raffinato” frequentatore della politica, con il compito preciso di fare da manus operandi nell’attuazione di oscuri disegni.

In questo quadro interpreto la querelle Paolucci–Figliolia e non mi appassiona, ancora una volta, la dinamica politica che ha determinato la rottura tra i due. A guardarli, neanche troppo a fondo, entrambi sono figli del proprio tempo e manifestano in pieno la “propria sensibilità”, secondo cui l’esercizio del potere va difeso ancora prima delle proprie idee. Solo così, ad esempio, si spiegano gli ennesimi salti della quaglia da parte dei vertici del Pd puteolano in cui “rottamandi” e “rottamatori” oggi mirabilmente coesistono nelle stesse figure. Così come comprendo lo stato di Paolucci, braccio operativo di “don Antonio” ai tempi d’oro, che si sente tradito: ma certo non dobbiamo spiegare a lui cosa significhi tradire!

Quello che mi preoccupa sono due cose.

La prima è che mentre si restituisce alla Curia di Pozzuoli (non ai puteolani!) la basilica di S.Procolo, un monumento di importanza unica, ma comunque un “pezzetto” di quello che sulla nostra rocca ricade, si dia per scontato che l’intero Rione Terra debba essere gestito più o meno da privati e che qualche luminare ci debba pure dire come promuoverlo in ambito turistico. Non ho notizie di  pezzi di città, in giro per il mondo sottomessi  ad interessi privati, ancora prima di essere restituiti alla propria naturale funzione: pezzi di città, appunto! E pure di pubblico c’è molto nella pluridecennale opera di recupero del Rione Terra; direi c’è solo pubblico. Né mi pare chiara, almeno fino ad oggi, l’idea di città futura che questi nostri amministratori abbiano nella propria mente.

Il secondo elemento che preoccupa è il silenzio assordante della cittadinanza (e non solo!) che, a suon di parate per l’inaugurazione di questo o di quel “pezzo” del Rione Terra, di questo passo se ne vedrà sfuggire il controllo e la disponibilità.

Va detto pure che noi puteolani, da buoni meridionali, siamo abituati un po’ ad anteporre la speranza all’agire; la delega all’azione personale; la deresponsabilizzazione all’attivismo.

Del resto questa è la città in cui, in trent’anni di storia, un unico imprenditore ha potuto individuare, progettare e realizzare opere di primaria importanza, alcune delle quali hanno causato irreparabili danni al nostro territorio.

Opere commissariali si dirà; di fatto la politica locale,in quello, come in altri casi, non ha mai potuto e voluto incidere.

In qualche altro caso sono diventate di primaria importanza, opere pubbliche a servizio di altre private: nulla di male, si dirà, peccato che lo stesso soggetto oltre alle seconde, oggi si trovi a realizzare “innaturalmente” anche le prime!

Insomma la musica non è cambiata e forse, ahimè, molto difficilmente cambierà; almeno fino a quando non recupereremo tutti il vero senso di comunità, di appartenenza ad una terra tanto bella, quanto complicata da vivere; almeno fino a quando ognuno di noi non saprà finalmente individuare in chi deve rappresentarci nelle istituzioni non l’uomo qualunque o “il politico navigato”, ma semplicemente una sensibilità superiore.

* Gianfranco Di Somma

(ex consigliere comunale di Pozzuoli)       

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