Garantire la sicurezza dei cittadini è sicuramente importante. Ma altrettanto importante è garantire anche il sacrosanto diritto alla privacy dei cittadini, prerogativa sancita da un’apposita normativa, molto stringente e altrettanto circostanziata.

E allora è giusto interrogarsi su ciò che sta avvenendo da un po’ di tempo a ridosso del rione Terra, zona affollatissima, specie nei fine settimana, dai visitatori della cattedrale riaperta al culto dallo scorso 11 maggio.

Su un muretto della strada di accesso alla rocca, infatti, è stata posizionata una telecamera di sorveglianza ad inquadratura fissa.

L’obiettivo dell’occhio elettronico è rivolto verso le sottostanti rampe Raffaello Causa, a ridosso della sconsacrata chiesa del Purgatorio.

Fin qui, nulla da eccepire.

Sarà stata sicuramente una decisione (presa da chi, non è dato sapere) mirata a scoraggiare il “lavoro” di eventuali malintenzionati ai danni dei passanti o dell’ex edificio sacro.

C’è però un dato importante da sottolineare.

Nella zona “inquadrata” non esiste (o comunque non era visibile al momento in cui ho scattato le foto che potete vedere) nessun cartello che indica la videosorveglianza dell’area.

Come mai?

Non è un’informazione obbligatoria per legge?

Eppure, nella non lontana piazza 2 marzo 1970, sempre a ridosso del rione Terra (com’ è possibile vedere nelle foto in basso) l’installazione di tre telecamere è stata corredata da alcuni avvisi, ben posizionati, in cui  si informa dell’esistenza del “grande fratello” per ragioni di sicurezza, con esplicito richiamo alla legge numero 675 del 31 dicembre 1996 in materia di “tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali” e all’articolo 13 del “codice di protezione dei dati personali” in base al decreto legislativo numero 196 del 30 giugno 2003.

Se questa è la procedura da seguire, perché è stata invece ignorata per la telecamera “puntata” sulle rampe “Raffaello Causa”?

Perché ai cittadini è negato, di fatto, il diritto di essere informati che quelle gradinate sono videosorvegliate?

Chi ha montato quella telecamera (e sarebbe anche opportuno che si sapesse “chi” l’ha installata) è a conoscenza del fatto che la violazione dell’articolo 13 del codice di protezione dei dati personali in base al decreto legislativo numero 196 del 30 giugno 2003 è contemplata nello stesso decreto all’articolo 161, che, per “omessa o inidonea informativa all’interessato”, stabilisce multe che vanno da un minimo di 3.000 euro ad un massimo di 30.000 euro per ogni singola infrazione del genere?

Vi immaginate se gli oltre 10mila visitatori giornalieri del rione Terra (dati divulgati dal sindaco Figliolia) in quest’ultimo periodo decidessero di adire le vie legali contro chi ha installato quella telecamera per non esserne stati informati della sua esistenza a norma di legge…e vincessero questa causa?

Se fosse applicata la sanzione più blanda, ci sarebbero da sborsare contravvenzioni pari a 240 milioni di euro (!!!) al mese (3.000 euro di multa per 80 mila visitatori mensili).

Somma da moltiplicare per dieci (2 miliardi e 400 milioni di euro!) in caso di applicazione della sanzione massima!!!  

Cifre degne di una manovra finanziaria!!

Non vorremmo essere nei panni di chi si è assunto la responsabilità di installare quella telecamera senza la dovuta informazione ai cittadini.

Speriamo che chi di dovere prenda immediati provvedimenti in merito prima che ad un bel po’ di gente venga in mente di rivolgersi ad un bravo avvocato…