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“Rione Terra: una fabbrica di San Pietro…”

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Ricevo e pubblico

<<Tra le programmazioni ed eventi pubblicizzati con grande enfasi ad inizio mandato, ed anche prima in campagna elettorale, una tra le tante mi colpi particolarmente, essendo la fotocopia di pregressi annunci similari: la riapertura al culto del Duomo di Pozzuoli per il Natale del 2013.

Si sussurrava persino la venuta del Santo Padre Francesco…

Naturalmente non credetti assolutamente a questo annuncio mediatico, semplicemente perché, ripeto, di similari ne avevo ascoltati tanti nei decenni scorsi.

Nulla toglie al buon proposito, encomiabile, ma se penso che sono 49 anni che si “lavora” al ripristino strutturale del nostro Duomo, permettete che avessi i miei dubbi?

Per cui scrissi di posticipare la sua “probabile inaugurazione” al 16 maggio del 2014, ovvero al giorno di ricorrenza dell’incendio che distrusse una parte del suddetto Duomo  di Pozzuoli, in pratica il cinquantesimo anno, visto che il disastro avvenne il 16 maggio 1964.

Pozzuoli, capoluogo dei Campi Flegrei, sede della Diocesi, al centro del golfo, il  Rione Terra è il centro di Pozzuoli, e sulla sua sommità si ergeva il Duomo, consacrato al nostro patrono Procolo.

Costruito dalle fattezze di un tempio pagano, baroccheggiato ed ampliato dal vescovo spagnolo monsignor Martin de Leon y Cardenas nel sedicesimo secolo, costituiva una vera pinacoteca del Seicento Napoletano, con magnifici dipinti, alcuni purtroppo distrutti nell’incendio del 1964.

Era, il Duomo, un riferimento spirituale per tutto il Rione e per l’intera Città, come lo era il maestoso Municipio di via Marconi, frettolosamente abbattuto nel 1984.  

Due simboli della presenza religiosa e civica, che abbiamo perso come la nostra identità culturale.

Intanto, si aspettava fiduciosi questo Natale, per la sua atavica apertura, ma l’annuncio di una “nuova” mancanza di fondi ne ritarda l’apertura, per cui si bussa ad un’altra richiesta di fondi, pari a 35 milioni di euro, che comprende poi tutta l’insula.

In pratica un pozzo senza fine, una specie di “Pozzo di San Patrizio” per una “Fabbrica di San Pietro” che non finisce mai. Ora si propone il 2015 per il termine dei lavori , qualcuno ora sussurra la venuta del Capo  dello Stato, Giorgio Napolitano, per la futura inaugurazione .

Sono passati 50 anni dal suo parziale incendio, 43 dallo sgombero coatto dell’intero Rione Terra: che dire? 

Dico che nel 1945 finì la Seconda Guerra Mondiale,  l’Italia era distrutta, milioni di morti, malattie, fame, disastri ovunque, città rase al suolo, in poco meno di 15 anni si godeva del “boom economico” e, dopo 20, l’Italia era stata “ricostruita”.

Ops! Scusate: qua stavamo parlando di poche centinaia di metri quadrati.

Mentre mi sovviene il ricordo dell’anagramma del Rione Terra: “eritornare”>>.

Antonio Isabettini (maestro d’arte)

(la foto grande in alto, relativa alla posa della prima pietra dei lavori al rione Terra nel 1992, è stata gentilmente concessa da Enzo Buono)

 

 

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