Dopo quasi tre anni di battaglie, studi, ricerche, appelli, iniziative Ciro e Giovanna Di Francia finalmente possono realizzare il progetto per cui stanno lottando con tutte le proprie forze dal momento in cui hanno visto i loro affetti più cari portati via dal cancro.

Da due terribili tragedie personali (raccontate con dovizia di particolari nell’intervista di Alfredo Cosco che “Pozzuoli21” ha pubblicato il 19 novembre e che potete leggere cliccando su http://www.pozzuoli21.it/giovanna-e-ciro-di-francia-la-nostra-battaglia-contro-cancro-medici-e-giustizia/), nasce così la speranza di dare una svolta alla prevenzione delle malattie tumorali.

Una speranza che si chiama “bioscanner”, uno strumento diagnostico che, grazie al contributo economico di tantissime persone e alla disponibilità del suo inventore (il fisico leccese Clarbruno Verduccio) è stato acquistato al costo di 18.000 euro da Ciro e Giovanna Di Francia, che, in qualità di presidenti di due associazioni (lui dirige l’Osservatorio per la Tutela dell’Ambiente e della Salute, lei l’associazione Acli Dicearchia), hanno promosso  numerose raccolte fondi che, intitolate alla memoria dei loro cari scomparsi (Rosaria Serpico e Lia Di Francia), hanno consentito di raggiungere l’ambìto traguardo.

Il “ponte per il bioscanner” (questo il nome dell’iniziativa voluta da Ciro e Giovanna) è stato dunque costruito, mattone dopo mattone.

Ora si tratta di metterlo in esercizio, di renderlo operativo e farlo funzionare a beneficio della collettività.

Compiere dunque il passo decisivo, quello allo stesso tempo più semplice e più complicato.

Il primo appuntamento è per giovedì di questa settimana (23 gennaio) alle ore 16.30, quando, all’istituto superiore “Pareto” di Arco Felice, Ciro e Giovanna Di Francia, in collaborazione con la dottoressa Antonella Cicale, terranno una conferenza stampa per illustrare l’avvio ufficiale del progetto.

giovanna di franciaciro di francia

In quell’occasione capiremo probabilmente dove e quando sarà a disposizione il bioscanner,  che, come si legge nella nota diffusa dalle due associazioni, “omologato dal Servizio Sanitario Nazionale (…) in pochi minuti, senza nemmeno spogliarsi, riesce a rilevare nei vari organi, la presenza di infiammazioni e/o cellule cancerogene. E’ stato acquistato a Pozzuoli, attraverso una raccolta fondi e varie iniziative, per valorizzare la prevenzione sanitaria, che rappresenta una scelta strategica, in particolare nelle zone interessate a disastro ambientale ed epidemia oncologica”.

Alla conferenza stampa di giovedì, sono stati invitati i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni flegree.

Il bioscanner, in sostanza –come ha affermato Ciro Di Francia nell’intervista ad Alfredo Cosco che Pozzuoli21 ha pubblicato il 19 novembre- permette di rilevare, molto prima dei consueti apparecchi diagnostici, la presenza di cellule cancerogene o di stati infiammatori, attraverso una sonda. Questo strumento lo ha inventato Clarbruno Vedruccio. E’ un fisico della Marina italiana, conosciuto in tutto il mondo. Stati Uniti, Cina, Giappone, eccetera. E’ stato validato dal servizio sanitario nazionale. Funziona in cinquanta ospedali a livello di urologia. Ma nessuno impedisce ad altri specialisti di avvalersene. Se in quell’ospedale anche il senologo e il gastroenterologo ritengono di fare gli esami per approfondire i vari segmenti, possono chiedere di utilizzarlo. Credo che un senologo che venga a conoscenza del fatto che nell’ospedale in cui opera c’è questa macchinario, dovrebbe avere almeno la curiosità di andare a capire di che si tratta; sempre se  non hai altri interessi naturalmente. Qual è il nostro obiettivo? Mettere, al momento, a disposizione della comunità puteolana, questo strumento. Ovviamente partiamo dalla zona flegrea, perché è la zona dove siamo residenti. Lo vogliamo mettere a disposizione. Ci può essere qualche medico di base che può essere curioso o qualche specialista non condizionato magari da certi poteri forti; qualcuno che dica: “Fammi rendere conto se questo strumento può essere utile anche per la mia attività professionale.”. Vogliamo suscitare l’interesse;  cercare di coinvolgere più gente possibile. Il 27 ottobre abbiamo presentato un progetto ai capi d’istituto, ai dirigenti scolastici, partendo dalla situazione tragica in cui ci troviamo, qui in Campania, per via dei rifiuti tossici. Noi vogliamo avviare un progetto di educazione ambientale e sanitario con gli alunni soprattutto delle scuole superiori, e con i docenti. Attenzione, questa  apparecchiatura è utile per la prevenzione e, secondo me, dovrebbe essere a disposizione di tutti i medici di base.  Quando noi abbiamo presentato questo progetto, “Un ponte verso il Bioscanner”, è nato proprio dal doppio lutto che abbiamo avuto. All’inizio vedi molta diffidenza intorno a te e la difficoltà a spiegare quello che stai facendo. Poi,  a mano a mano che le iniziative sono state proposte, sono state allargate sul territorio, si è costituita questa rete, adesso ti accorgi che basta parlare perché un gruppo di persone ti segua, questo gruppo diventa sempre più folto. Questa cosa ti aiuta a sopportare la sofferenza del quotidiano. Prima che, il 2 giugno 2011, venisse a mancare mia moglie Rosaria, avevamo già scoperto, attraverso ricerche su internet, che esisteva questo strumento. E io avevo preso i primi contatti. Poi è successa la tragedia. Mia moglie  è morta per il tumore che non  le era stato diagnosticato correttamente e per la biopsia epatica che le ha provocato una emorragia. Appena dopo la morte,  abbiamo portato avanti questo progetto che inizialmente era seguita anche da mia figlia Lia (deceduta di tumore il 19 settembre 2012, n.d.r), che ha incontrato il professor Vedruccio il 29 marzo 2012 quando lui è venuto a Pozzuoli.  Il 31 maggio 2013 (nel giorno in cui Lia avrebbe dovuto festeggiare il suo 44°compleanno, n.d.r.) arrivò il bioscanner. C’era anche la dottoressa  Carla Ricci, la moglie del dottor Clarbruno Vedruccio. Venne fatta una cena, e nel corso di quella cena fu presentato e consegnato lo strumento”.

Uno strumento, il bioscanner,  che viene venduto solo all’estero, in quanto la sua produzione in Italia si è fermata.

Il perché?

Lo si evince da questa intervista (clicca su http://www.ilgiornale.it/news/ha-inventato-macchina-che-vede-i-tumori-accusano-stregoneria.html)    che il quotidiano “Il Giornale” ha pubblicato il 14 marzo 2010.

Un’intervista che chiunque dovrebbe assolutamente leggere per capire di cosa stiamo parlando e capire quanto è importante esserci giovedì alle 16.30 al “Pareto” di Arco Felice.

 

(nella foto grande in alto, il fisico Clarbruno Vedruccio con la moglie Carla in una simulazione di uso del bioscanner)

(nelle due foto interne, Giovanna Di Francia e Ciro Di Francia, promotori di tutte le iniziative che hanno consentito l’acquisto del bioscanner a Pozzuoli)

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