Ricevo e pubblico*

Egregio dottor D’Isanto (anch’io reco lo stesso cognome, magari siamo anche parenti), ho letto il Suo interessante intervento di cui sopra e devo dirLe, con rispetto ovviamente delle Sue opinioni, che  suscita, da parte mia, non poche perplessità.

Anzitutto, per meglio comprendere, sono andato a rileggere l’intervento del signor Visone e nel farlo mi sono reso conto che le Sue note sono caratterizzate in  parte da una risposta, quasi punto per punto, allo stesso ma contengono anche  considerazioni di carattere generale di cui condivido solo alcune.

Antonio D'isanto e Antonio Visone, i due emigrati in Germania che hanno esternato le loro opinioni su Pozzuoli
Antonio D’isanto e Antonio Visone, i due emigrati in Germania che hanno esternato le loro opinioni su Pozzuoli

Lei e il signor Visone siete entrambi dei puteolani che vivono  da qualche anno in Germania e che qui tornano d’estate.

Le esperienze messe a confronto sono pertanto del tutto simili (anche se ben diversi sono i motivi alla base del trasferimento) come pure i vostri giudizi, lusinghieri per le città tedesche, e che,a parte qualche differenza sul sistema di pagamento nei parcheggi, non mi sembra che differiscano molto! (Mi sono permesso, circa il piccolo particolare dei parcheggi, di inviare ad un mio amico, che vive da oltre trenta anni a Dusseldorf, un messaggio per chiarirmi anche questo secondario aspetto, ma non so se la risposta arriverà prima che finisca questo mio commento).

Veniamo ai motivi di dissenso.

Cosa significa che in Germania “la politica viene lasciata lavorare e tutti contribuiscono, nel loro piccolo, al bene comune”?

Che gli amministratori non possono essere criticati?

E allora a cosa serve l’opinione pubblica?

E la libera critica non fa parte della democrazia?

Interessarsi alle decisioni che, volta per volta, incidono sulla vivibilità di una città, interessarsi di come viene amministrata la “res publica”, sarebbe un atto quasi incivile?

Non so in Germania (ci sono stato tre volte, ma da turista), ma altrove in Occidente non ci si limita al voto, che poi viene dato all’esame di fatti e di  opinioni espressi ben prima e che contribuiscono alla valutazione “poi” espressa col voto (quindi non unicamente “al momento del voto si esprime il proprio giudizio” come da Lei testualmente affermato)!

Altrove, la stampa critica liberamente, le categorie manifestano liberamente, i sindacati lo stesso, si fanno petizioni e manifestazioni anche se  poi alla fine si vota.

Lei ha detto di appartenere a SEL ma la sua concezione della democrazia ricorda, a me che sono un po’ più attempato di Lei, quella limitativa, anche se legittima, dei liberal-conservatori alla Malagodi!

Lei poi, come anche Visone, riconosce che la questione dei mezzi pubblici non riguarda il Comune e che in Germania i mezzi pubblici funzionano molto bene.

Poiché i paragoni si fanno correttamente tra situazioni omogenee, una ZTL in un paese come la Germania, dove al ristorante si può comodamente pervenire coi mezzi pubblici (che non si ritirano per giunta alle 10 di sera come le nostre Metro e Cumane) e una ZTL a Pozzuoli comportano conseguenze, per ristoratori e cittadini, ben diverse!

E dico questo senza entrare nel “merito” delle proteste (non sempre giuste secondo un mio “soggettivo” parere); ma indiscutibile è la “legittimità” delle proteste di una categoria che vive di questo e, in una zona deindustrializzata, dà da vivere a tanti!

Lei, poi, è scusato sulla questione dei paletti, perché negli ultimi tempi ha vissuto in Germania.

Ma la polemica sugli stessi riguardava unicamente “alcuni” paletti, apposti in un secondo momento, che impedivano il senso circolatorio intorno a una rotonda (che dovrebbe essere creata per facilitare la circolazione), cosa ritenuta, a torto o a ragione, limitante l’accesso di mezzi di soccorso pubblici quali autoambulanze o mezzi dei Vigili del fuoco etc., e nulla aveva a che fare con l’accesso alla ZTL (vi sono per questo varchi dotati di fotocamere) o l’andare contro mano o altre inciviltà simili!

Lei poi afferma che il “succo” del Suo pensiero è che “prima di criticare la politica” dovremmo fare “tutti un po’ di sana autocritica”.

Sono d’accordo su quel “tutti”, cioè comprendendo e non escludendo l’Amministrazione (che Lei, ancora una volta riduttivamente definisce come la “politica” mentre, tra l’altro, anche la critica dell’Amministrazione è – latu sensu – politica).

L’Amministrazione ha non pochi difetti infatti, anche se non appaiono “ictu oculi” a chi viene saltuariamente in questa città!

Ne cito solo alcuni:

1) Il Codice della Strada calpestato impunemente; cito solo esemplificativamente e non esaustivamente l’articolo 7 comma 8 del Codice della Strada, cioè una legge ordinaria dello Stato che prevede una “adeguata” proporzione tra stalli “completamente” liberi, sia da oneri economici sia orari, e stalli a pagamento nella stessa strada o, se non possibile, in strade adiacenti (vedere – sempre solo per un esempio tra i tanti – la zona di via Carmine- via Rosini) e, a tal fine, Le domando: “gli enti pubblici calpestano le leggi in Germania”?

E ancora Le chiedo: quella che Lei chiama la “politica”, in questo caso, calpestando cioè le leggi, che esempio dà ai cittadini”?

2) L’aver lasciato andar via, pur essendo stata aperta la possibilità contraria dalla normativa vigente,  l’ufficio del Giudice di Pace, cioè un presidio di legalità, da Pozzuoli è un atto che ha favorito la vivibilità della città?

E l’aver messo nero su bianco, nel programma elettorale di centro-sinistra, il suo permanere in questa città per poi fare un “revirement” di 180 gradi è un atto edificante e democratico da parte di quella che Lei chiama “la politica” e io semplicemente “questa amministrazione”?

Legga per favore la pagina 4 del programma elettorale del centro-sinistra per le elezioni locali del 2012, io non solo lo ho letto ma ho contribuito a scriverlo … e mi sento preso due volte per i fondelli, come altrove ho già scritto, la prima come elettore e la seconda come co-stilatore del suddetto programma.

In Germania i programmi elettorali fanno questa fine?

3) Più volte, da un cittadino in particolare, ma col consenso di molti, sono stati chiesti chiarimenti sulla tenuta dell’Albo Pretorio circa numeri pretermessi, atti incompleti, allegati aggiunti a mano e/o sintetici etc..

L’Albo Pretorio, come sicuramente Lei ben sa, è quell’albo sul quale devono essere indicati, in ordine cronologico, messi on line a disposizione di tutti, TUTTI gli atti di rilievo dell’Ente Locale (appalti, concessioni edilizie, atti onerosi etc. etc.) e ciò sia per le varie norme sulla trasparenza sia per direttive cogenti dell’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione).

Perché “la politica” non risponde?

Perché è illegittimamente, su cose tanto importanti, opaca?

4) Il signor Visone, nella sua semplicità e sincerità, aveva posto delle domande sul mercato di via Fasano, un’opera costosissima che qualche tecnico ritiene fatta male e pure di dubbia conformità alle norme vigenti.

Perché la “politica” non risponde?

Porsi domande come quella dei punti 1), 2,) 3) e 4) (ma tante altre sono state fatte e ci sarebbero da fare), porre domande cioè precise e su fatti precisi (e senza risposte) è proprio sicuro che siano “populismo” o “qualunquismo”?

Io sapevo (ma, pur laureato col massimo dei voti in Scienze Politiche, potrei essere ignorante in materia) che populismo e qualunquismo fossero termini per indicare semplificazione dei problemi e per proporre soluzioni generiche e facili a situazioni complesse.

Qui invece sono state poste domande precise che richiedono risposte precise!

Io non ho il piacere di conoscere di persona né Lei né il signor Visone ma ho una istintiva empatia nei confronti di chi si reca all’estero per fare ricerca o per guadagnarsi il pane.

Proprio per l’istintiva simpatia, mi permetto di farLe notare che è ovvio che una persona semplice come Visone usi termini semplici e meno puntuali di quelli di una persona molto più acculturata come Lei.

Ma mi sembra che nel dire “basta con il fumo negli occhi” non abbia certo fatto del qualunquismo – populismo ma, senza volerlo, di avere detto ciò che più letterariamente Tomasi di Lampedusa  fa dire a Tancredi prima e al Principe di Salina poi ne “Il Gattopardo”: “bisogna cambiare molte cose perché nulla cambi”.

Un turista vede forse una città un po’ trasformata (mica tanto) in superficie: ma chi la vive …

Cordiali saluti

*Lucio D’Isanto