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Separarsi senza reddito

a cura dell’avvocato Maria Grazia Siciliano 

Molte persone prive di reddito, pensano che sia loro interdetta la possibilità di separarsi non avendo i soldi necessari per ricorrere e farsi assistere da un avvocato. Questa errata convinzione deve essere smentita, in quanto, per fortuna, ancora oggi le persone “povere” e non abbienti possono e devono essere assistite, coadiuvate e difese a spese dello Stato.

A tal fine esiste il Gratuito Patrocinio.

Per fare chiarezza occorre precisare chi può usufruire di tale gratuito patrocinio: le persone che hanno un reddito annuo imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, non superiore ad euro 10.766,33, risultante dall’ultima dichiarazione.

Ai fini della determinazione del limite di reddito si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta, ovvero ad imposta sostitutiva.

La cosa importante che deve essere sottolineata (e che poche persone conoscono) è che per le cause di separazione dei coniugi, per le cause di divorzio, per la revisione dei patti di separazione e/o divorzio e per quelle relative all’affidamento dei figli, il reddito personale non fa cumulo con quello del coniuge.

Questo passaggio è fondamentale, in quanto tutela quelle persone (per lo più donne) che non avendo un reddito autonomo e convivendo con il coniuge il quale beneficia di redditi elevati, sono convinte erroneamente di non poter beneficiare del gratuito patrocinio, e quindi si privano di rivolgersi ad un legale in quanto impossibilitate a sostenere le spese ed i costi di un processo civile di separazione giudiziale. Questo perché, nelle ipotesi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti del nucleo familiare  convivente, è giusto considerare la persona a se stante e non in considerazione dell’unità familiare (comma 4° dell’articolo 76 del D.P.R. 30 maggio 2002 numero 115).

Per  la richiesta di assistenza legale in ambito civile è necessario presentare apposita domanda (la cosiddetta “istanza di ammissione”) presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del luogo in cui si svolge il processo.

La domanda può essere presentata personalmente dal richiedente (o dal suo legale) oppure inviata tramite raccomandata A.R.

La firma apposta dal richiedente sulla domanda deve essere autenticata dal legale del richiedente oppure dall’interessato stesso tramite autocertificazione secondo le modalità previste dal DPR 445/2000.

I documenti necessari per presentare istanza di gratuito patrocinio sono: fotocopia documento d’identità; fotocopia codice fiscale del richiedente e di tutti gli appartenenti al nucleo familiare e dei conviventi di fatto;  certificato di stato di famiglia rilasciato da non oltre 3 mesi o autocertificazione riportante i dati anagrafici e grado di parentela dei familiari conviventi come risultanti dallo stato di famiglia; fotocopia dell’ultima dichiarazione dei redditi del richiedente; fotocopia dell’ultima dichiarazione dei redditi dei familiari (anche di fatto) conviventi.

Un’altra notizia importante riguarda il numero delle volte in cui un cittadino italiano possa usufruire del gratuito patrocinio legale: ebbene, non vi sono limiti al numero di volte in cui si può usufruire di questo istituto, purché ogni volta siano rispettati tutti i requisiti per l’ammissione.

Potrebbe succedere che chi è stato ammesso al gratuito patrocinio in un determinato periodo, avendone i requisiti, modifichi la propria situazione reddituale (ed esempio una persona disoccupata che trova lavoro) superando il limite di reddito consentito per l’ammissione: in tal caso, il richiedente, che è tenuto a comunicare le variazioni di reddito entro 30 giorni dalla ricorrenza annuale della presentazione della domanda o della comunicazione della precedente variazione, perde il diritto ad usufruire del gratuito patrocinio.

Oppure, viceversa, in caso di condizioni economiche mutate in senso sfavorevole, come ad esempio la perdita del lavoro o l’allontanamento di un componente del nucleo familiare che contribuiva al reddito complessivo, la persona interessata ha facoltà di richiedere il gratuito patrocinio in qualunque fase del processo.

Dunque, chi decide di separarsi e non lo fa, non usi più come scusa quella di non potersi rivolgere ad un legale per mancanza di possibilità economica.

Tutti possono ricorrere alla giustizia per la tutela dei loro diritti. Anche e soprattutto per le questioni attinenti al diritto di famiglia.

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