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Socialmente utili sul piede di guerra

Lavorare di più e guadagnare di meno. Non è certo un obiettivo lungimirante, soprattutto per chi è precario da sempre e, per giunta, in un periodo di crisi economica come questo, in cui arrivare alla fine del mese per moltissime famiglie è una vera e propria impresa disperata.

Eppure è proprio con un “imperativo” del genere che rischiano di dover fare i conti i 236 lavoratori socialmente utili al servizio del Comune.

Per loro, infatti, si prospetta un 2013 molto più magro in termini di compensi per tutte le attività che svolgono per conto del Municipio.

La prima pessima notizia è arrivata nel corso di un incontro che venerdì 4 gennaio i rappresentanti sindacali degli Lsu (Carlo Bordino e Luigi Spinelli per la Cgil, Mariano Manzo e Carmine Migliaresi per la Cisl, Pasquale Elemento ed Erminio Danzante per la Uil) insieme con i segretari territoriali delle rispettive organizzazioni di categoria (Patrizia D’Angelo per la Cgil, Giuseppe Esposito per la Cisl e Giovanni Visone per la Uil) hanno avuto con l’assessore al Personale, Franco Cammino.

Un vertice nato già sotto una cattiva stella (con il rinvio dalla mattina al pomeriggio per l’assenza del delegato dell’Amministrazione, tra le vibranti proteste dei lavoratori) e che si è concluso, dopo ore di discussione, con il più classico dei “nulla di fatto” e il rinvio ad un successivo vertice che dovrebbe tenersi entro la fine del mese.

Il sindacato, infatti, avrebbe voluto discutere di questioni che già dovevano essere affrontate il 25 ottobre, come le eventuali opportunità di stabilizzazione dei lavoratori ed un aumento della paga per le attività integrative prestate la domenica e nei giorni festivi infrasettimanali.

Paga che attualmente è rappresentata da una maggiorazione del 20% rispetto a quella percepita dai dipendenti comunali che svolgono le  stesse mansioni, ossia poco meno di 10 euro nette all’ora.

Una paga che i socialmente utili vorrebbero fosse incrementata del 50% rispetto a quella base, arrivando dunque a percepire poco più di 12 euro per ogni ora di lavoro festivo.

Ma la discussione con l’assessore Cammino non è nemmeno giunta al punto di trattare questo argomento, perché il confronto si è immediatamente “riscaldato” sulla proposta del rappresentante della Giunta in merito ai nuovi orari che l’Amministrazione vorrebbe imporre ai socialmente utili.

In pratica, nell’ambito delle 120 ore mensili di attività (80 a carico dell’Inps e 40 a spese del Comune, di cui 20 come straordinario festivo) agli Lsu è stato chiesto un impegno più frequente rispetto a quello attuale.

In particolare, i socialmente utili dovrebbero essere alle “dipendenze” del Municipio per cinque giorni alla settimana nel servizio manutenzione, per sei giorni alla settimana nel servizio giardini e per l’intera settimana nel servizio igiene urbana e sosta.

Ma i conti in tasca agli Lsu non tornano affatto.

Spalmando, infatti, l’intero orario prestabilito su più giorni settimanali, e senza ottenere la maggiorazione del 50% richiesta per l’impegno nei festivi, i lavoratori hanno scoperto che, con questo nuovo sistema, a fine mese andranno a perdere un bel po’ di soldi.

Non solo: in un successivo incontro tra le parti, tenutosi nella mattinata di ieri al Municipio, ai socialmente utili è stato detto che dovranno accontentarsi di lavorare non più quattro giorni festivi al mese, ma soltanto due.

“In pratica –ci dicono i rappresentanti sindacali dei socialmente utili- col sistema di pagamento che vuole adottare l’Amministrazione, subiremo una riduzione di compensi che, dai nostri calcoli, equivale a circa 140 euro in meno al mese. Praticamente, ci viene chiesto di essere sempre a disposizione del Comune e di ricevere in cambio una batosta economica. Invece di migliorare, andiamo a peggiorare. E considerate che un Lsu, tra sussidio Inps e integrazione del Municipio, arriva a guadagnare non più di 900 euro al mese. Stiamo dunque già parlando di cifre con le quali è quasi impossibile tirare avanti: togliere il 15% a chi già percepisce così poco, pretendendo peraltro un impegno quotidiano, il che comporta altre spese per un lavoratore, ad esempio quelle di benzina per raggiungere il luogo di lavoro, è davvero una mazzata tremenda, che non intendiamo assolutamente subire e lo abbiamo detto a chiare lettere all’assessore Cammino, il quale ci ha risposto che per il momento questa sua proposta è congelata in attesa di un altro incontro che dovremmo avere entro questo mese. Un incontro a cui speriamo che siano presenti anche i dirigenti e gli altri rappresentanti della Giunta, ai quali vorremmo far presente la situazione e spiegare il nostro punto di vista, oltre che ricevere informazioni sul nostro futuro, soprattutto a proposito della stabilizzazione. Noi –proseguono i sindacalisti degli Lsu- non vogliamo arrivare a nessun tipo di scontro con l’Amministrazione, anzi abbiamo tutta l’intenzione di collaborare, attraverso il nostro lavoro, per risolvere i tanti problemi della nostra città. Ma chi governa Pozzuoli deve anche rendersi conto che, soprattutto in un periodo in cui tutte le famiglie vivono grandi disagi a causa della crisi economica, non si può pretendere di chiedere a un lavoratore di impegnarsi di più pagandolo di meno”.

Insomma, i socialmente utili per ora devono “accontentarsi” di essere riusciti a non far entrare in vigore il nuovo orario (e stipendio) lavorativo.

Ma, anche se non lo dichiarano apertamente, sembra chiaro che sono sul piede di guerra e pronti a far sentire tutto il proprio malcontento nel caso in cui dalle “stanze dei bottoni” assumessero decisioni economicamente penalizzanti per i lavoratori.

Tanto è vero che per domani, mercoledì 16, dalle 10 alle 12, i socialmente utili si riuniranno in assemblea al mercato ittico all’ingrosso per decidere il da farsi.

Certo, è pur vero che le casse del Comune “piangono miseria” e dunque, in teoria, assecondare le richieste economiche dei socialmente utili potrebbe rappresentare un problema per i disastrati conti dell’Ente.

Ma è anche indubbio che gli Lsu possono diventare una grande risorsa per il Municipio, se impiegati con intelligenza e senza fare sconti ad eventuali sacche di “nullafacenza”.

Basti pensare a tutti i soldi che l’Ente può incassare o risparmiare affidando a questi 236 lavoratori alcuni compiti per i quali generalmente si ricorre (talvolta anche con eccessiva disinvoltura) a ditte esterne…

 (da “Il Corriere Flegreo” del 15 gennaio 2013)

 

 

 

 

 

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