Pino Testa, titolare del "Conad" sul lungomare

“Lo Stato vuole farci stare aperti ma non ci protegge e qui rischiamo tutti quanti il contagio: noi e i nostri clienti”. Parole forti, dure come un pugno in faccia. A pronunciarle è Pino Testa, titolare del punto vendita “Conad” del corso Umberto, sul lungomare di via Napoli.

Un gridi di dolore, il suo, uguale a quello di tanti imprenditori che fanno lo stesso mestiere e che, ogni giorno, nonostante tentino di autoregolamentare la vendita e l’afflusso nei loro negozi, si trovano al cospetto delle stesse difficoltà.

“Mi rivolgo alle istituzioni –dice Pino- a cominciare dal nostro Sindaco, che è quella più vicina a noi cittadini e al quale, con un commento su Facebook, ho già fatto conoscere il mio pensiero. La situazione è esplosiva, incontrollata e, per quanto è nelle nostre possibilità, incontrollabile. Servono delle misure ancora più restrittive, altrimenti i casi di infezione da coronavirus si moltiplicheranno a dismisura e da questo enorme guaio non ne usciremo più.

Quali sono i rimedi che proponi, Pino?
Innanzitutto, bisogna verificare se chi viene a fare la spesa può mettere piede fuori casa. Le autorità devono avere la lista aggiornata di tutte le persone che sono obbligate a stare in quarantena tra le pareti domestiche.  All’esterno di ogni punto vendita serve un vigile urbano o un tutore dell’ordine che identifichi i nostri clienti ed accerti se ha i requisiti per poter circolare in strada. Noi non possiamo sapere se stiamo servendo un soggetto che è ad alto rischio di contagio perché magari è rientrato da un altro comune d’Italia, dall’estero oppure vive con un malato di coronavirus. A chi invece non è in quarantena ma ha la febbre, non deve essere consentito di accedere alle nostre attività. Bisogna misurare anche la temperatura corporea a queste persone, vigili e forze dell’ordine devono dotarsi di apparecchiature che possano consentire una operazione del genere anche a distanza.

C’è anche poi il problema di chi viene a fare la spesa più volte al giorno pur di uscire di casa…
Non ne parliamo proprio! Nonostante la possibilità di poter essere serviti a domicilio,  nei supermercati si vede sempre  la stessa gente, specie anziana, che entra ed esce per acquistare poche cose, spesso anche un solo prodotto, alla volta.  Sta diventando una barzelletta. Io penso che il Comune dovrebbe distribuire una scheda per famiglia con dei bollini che ogni rivenditore deve timbrare  ogni volta che si fa la spesa e che si debba consentire di fare questa spesa per non più di due volte a settimana. Chi è privo della scheda o ha già il timbro della giornata, non deve poter entrare a fare compere in nessun supermercato. In più, bisogna obbligare i clienti ad indossare guanti e mascherine quando entrano nelle nostre attività. Non vedo per quale motivo noi e i nostri dipendenti siamo tenuti a farlo e  le persone con cui veniamo a contatto possano ancora essere immuni da questa prescrizione, che già solo per buon senso si dovrebbe osservare a prescindere da qualsiasi imposizione. Non possiamo lavorare col terrore addosso, non è giusto e non è produttivo!

Infine, la sicurezza su un altro piano, non solo quello sanitario…
Sì, con meno gente per strada, soprattutto dopo una certa ora, siamo facile bersaglio dei delinquenti. Molti di noi fanno solo orario continuato e preferiscono chiudere alle sei del pomeriggio, ma non è sufficiente per scongiurare il rischio di rapine. Sono proprio i malintenzionati a poter usare il pretesto delle mascherine per poter agire liberamente senza dare nell’occhio. Io, personalmente, ho già avuto una bruttissima esperienza all’inizio dello scorso anno e non ci tengo proprio a fare il bis, così come penso tutti gli altri miei colleghi che hanno patito disavventure del genere. Occorre una maggiore presenza di forze dell’ordine in strada.

Pensi che sia concretamente fattibile tutto ciò che proponi?
Penso che si possa fare ma soprattutto che si debba fare. Altrimenti, a cominciare dal mio punto vendita, si chiude la saracinesca e si attende che passi la bufera. Così non vale la pena di andare avanti. Se permettete, la salute vale più di ogni altra cosa. E io non voglio più mettere a rischio ogni giorno la mia, quella dei miei familiari, dei miei dipendenti e dei miei clienti. Non è più vita, questa: è una roulette russa.