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Sosta vietata: chi controlla i controllori?

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Quando si contesta qualsiasi infrazione a un cittadino, chi interviene per far ripristinare la legalità dovrebbe sempre essere il primo a dare il buon esempio. E’ una questione di credibilità: se, infatti, il “pesce puzza dalla testa” è impossibile pretendere che anche la “coda” non emani lo stesso cattivo odore.

Il preambolo è utile per raccontarvi cosa è accaduto nella tarda mattinata di oggi in via Pergolesi, strada in cui da oltre un anno è in corso un braccio di ferro tra residenti, commercianti e avventori da una parte e polizia municipale e Amministrazione dall’altra sul “caldissimo” tema del parcheggio.

Vengo subito al “dunque”.

Oggi, un quarto d’ora prima di mezzogiorno, io (da sempre pedone non patentato: meglio chiarirlo subito, prima che qualcuno possa farsi strane idee in testa su ciò che sto per denunciare) noto che una pattuglia di vigili urbani, con l’ausilio di un carro-attrezzi, sta facendo “strage” di verbali e rimozioni forzate di veicoli.

Il motivo è sempre lo stesso:  la sosta vietata.

Inutili tutti i tentativi di giustificazione da parte dei sanzionati: i caschi bianchi puteolani applicano alla lettera il Codice della Strada e sono inflessibili.

C’è però qualcosa di strano che un passante dall’accento straniero mi fa notare senza nascondere il proprio sconcerto: “Guardi com’è parcheggiata questa macchina qui –dice- Per me dovrebbe essere la prima a beccarsi una multa…”.

E mi indica l’autopattuglia degli stessi vigili urbani che stanno elevando multe a raffica.

Come potete vedere dalle foto che ho scattato immediatamente, la pattuglia della Municipale è anch’essa in divieto di sosta!!!

In divieto da “cartellino rosso” per giunta: con due ruote sul marciapiede, in prossimità di una curva e dell’area a striscia gialla riservata alla fermata dell’autobus della Ctp.

E a questo punto, accade davvero l’incredibile, i ruoli tra vigile e cittadino si invertono come in una commedia d’altri tempi.

Leggete in che modo.

Mentre fisso con l’obiettivo l’ultima delle tre immagini che “immortalano” quest’assurdità….mi sento chiamare alle spalle.

“Danilo, ma che fotografi! Non fotografare! Questa è la mia macchina di servizio!”.

Mi volto e scopro che si tratta di uno dei due vigili di servizio in quella pattuglia.

Lo conosco da tanto tempo, è una brava persona, da anni ci diamo cordialmente del “tu”.

Gli rispondo: “Ah, ciao, allora sei tu che hai parcheggiato così? Scusa ma perché non dovrei fotografare la vostra auto in divieto di sosta?”

VIGILE: “Come perché? Perchè stiamo lavorando!”

IO: “E che significa che state lavorando? A maggior ragione devo fotografare, proprio perché state lavorando:  voi che multate per divieto di sosta, siete i primi a infrangere lo stesso divieto? Ma è assurdo! E poi, scusami, come state lavorando voi, quanti di coloro che avete multato o state multando magari stanno anche loro lavorando e ora hanno il problema di dover pagare la contravvenzione o di essere rimasti a piedi per la rimozione dell’auto?”

VIGILE: “E allora dimmi tu, dove la dovevo parcheggiare l’auto di servizio? Un altro posto in zona non c’è!”.

IO: “Dimmi tu, piuttosto: mi stai dicendo che hai parcheggiato in divieto di sosta l’auto di servizio, per lo stesso motivo che  ha costretto a parcheggiare in sosta vietata tutti quelli che hai multato o ai quali hai fatto rimuovere la macchina? Ti rendi conto?  A questo punto, o fai la contravvenzione anche a te stesso o moralmente dovresti strappare tutte quelle che hai fatto e andare via”.

LUI: “Vabbè, ma mica dà fastidio la macchina nostra messa così. Comunque adesso ce ne stiamo andando e la spostiamo da qui. Però non scrivere niente, mi raccomando altrimenti mi metti nei casini…”.

IO: “E perché non devo scrivere niente? Voi dovete essere i primi a rispettare le stesse regole su cui fate le multe a tutti gli altri. Ricordarvelo e farlo sapere ai cittadini è il mio lavoro: anche  io, come te, sto lavorando in questo momento. E se non pubblicassi tutto ciò che ho visto e sentito adesso, avrei la coscienza sporca, quella di chi non ha fatto il proprio dovere”.

Saluto i vigili che stanno rientrando nella pattuglia per spostarla dal clamoroso divieto di sosta e incontro un commerciante del posto che mi confida di aver ascoltato, senza farsi vedere, tutta la conversazione tra me ed il mio amico vigile.

“Hai fatto bene a parlare così –dice- le regole devono valere anche per loro e qualcuno glielo doveva dire. Promettimi che scriverai tutto ciò che ho sentito”.

Promessa mantenuta!

Ma resta la domanda: a parte un giornalista rompiscatole (come il sottoscritto in questa occasione), chi controlla i “controllori” quando sbagliano esattamente come i “controllati”?

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