Stufe e camini, allarme in Italia | Pioggia di multe in queste regioni: il nuovo divieto non ammette repliche
Stufa - Pexels - pozzuoli21.it
Stufe e camini, scatta l’allarme in Italia: in alcune regioni arriva una pioggia di multe con un divieto senza repliche
Il fascino del fuoco acceso in casa resta uno dei simboli dell’inverno italiano: la stufa che scoppietta, il camino che illumina il soggiorno, il calore “di una volta” che molti preferiscono perfino ai termosifoni.
Ma mentre cresce il desiderio di tornare alla legna per scaldarsi, in alcune zone del Paese si è acceso un allarme tutt’altro che romantico: quello delle multe salate per chi usa impianti considerati troppo inquinanti.
Non si tratta di un divieto generico contro stufe e camini, ma di un nuovo modo di guardare a questi impianti alla luce dell’inquinamento da polveri sottili.
In certe aree, infatti, le condizioni meteo e geografiche favoriscono il ristagno degli agenti inquinanti e la legna, pur essendo un combustibile naturale, contribuisce a peggiorare la qualità dell’aria. Da qui la scelta di introdurre regole sempre più severe, fino a prevedere una vera e propria pioggia di sanzioni per chi continua a usare apparecchi vecchi e altamente inquinanti, senza adeguarsi a impianti più moderni.
Dove scattano i divieti e quali impianti finiscono nel mirino
Il nuovo giro di vite riguarda in particolare le regioni che hanno aderito all’accordo del bacino padano: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Qui l’aria è già messa a dura prova dal traffico e dall’industria e proprio per questo le amministrazioni locali hanno imposto limiti molto stringenti all’uso di stufe e camini domestici. Il cuore del sistema è la classificazione ambientale degli apparecchi, che va da 1 a 5 stelle: i modelli a 1 stella sono i più obsoleti e inquinanti, quelli a 5 stelle i più efficienti e meno impattanti.
In queste regioni gli impianti a 1 e 2 stelle sono di fatto vietati già a livello base, mentre quelli a 3 stelle possono essere limitati o bloccati nei periodi di emergenza smog, quando scatta il livello arancione o, nei casi peggiori, il livello rosso. Chi possiede stufe o camini a 4 o 5 stelle può invece continuare a usarli senza problemi, perché considerati compatibili con gli obiettivi di riduzione delle emissioni. Il messaggio è chiaro: chi non aggiorna l’impianto e continua a bruciare legna con apparecchi vecchi rischia molto più di un semplice richiamo.

Le multe e come evitarle: quando il camino diventa un salasso
È proprio sul fronte delle sanzioni che il quadro diventa davvero severo. Come evidenziato da PianetaDesign, nelle regioni del bacino padano le multe per chi utilizza apparecchi vietati o non rispetta le regole possono andare da 100 a 500 euro per l’uso scorretto o l’accensione di stufe e camini troppo inquinanti, e arrivare fino a 5.000 euro se l’impianto risulta non dichiarato o non conforme alla normativa. Cifre che trasformano una serata davanti al fuoco in un potenziale salasso, soprattutto nei mesi più critici, da ottobre a marzo, quando i controlli si intensificano.
Per evitare di finire nel mirino, il primo passo è verificare la classe ambientale del proprio impianto, indicata nel Certificato Ambientale fornito dal produttore al momento dell’acquisto. Poi bisogna tenere d’occhio le ordinanze comunali e regionali, che stabiliscono i divieti in base al livello di allerta smog, e usare solo legna certificata e ben stagionata, con manutenzione regolare della canna fumaria. Chi decide di sostituire stufe e camini vecchi può inoltre appoggiarsi a incentivi come il Conto Termico 3.0 e l’Ecobonus con detrazioni fino al 50%, strumenti pensati proprio per aiutare il passaggio verso impianti a 4 o 5 stelle e trasformare un potenziale rischio di multa in un investimento sul comfort e sulla qualità dell’aria.
