a cura dell’avvocato Maria Grazia Siciliano 

Uno degli argomenti più discussi e più scottanti in tema di separazione e/o divorzio è la vicenda “alimenti”. Quanto deve corrispondere il padre o la madre per il mantenimento dei figli? Premessa ed assodata la bigenitorialità, grazie alla legge sull’affido condiviso, resta da concertare il “quantum”, ossia la somma che i padri (essendo in Italia poche le assegnazioni del minore al padre anziché alla madre) devono previo accordo o previa disposizione del giudice, corrispondere mensilmente all’ex coniuge per il mantenimento dei figli. Sicuramente la somma, se non determinata consensualmente da entrambi, è soggetta a valutazioni oggettive oltre che equitative, per cui dipenderà dal reddito percepito, dal tenore di vita, dal patrimonio esistente. Nonostante queste valutazioni, queste previsioni, fatte sempre nell’interesse supremo dei minori, nonché figli di entrambi gli ex coniugi, di norma, dopo la separazione si aprono gli scenari più svariati.

Molto diversi tra loro ma tutti accomunati da un unico denominatore: chi ci rimette sono i bambini.

Quello più comune è il padre che non paga gli alimenti, che millanta redditi esigui laddove invece ha molte attività e quindi guadagni al nero, ma in realtà una delle verità più tristi e squallide, invece, risulta essere poco diffusa e discussa: l’inadempimento delle madri.

Alcune di esse, assegnatarie della casa coniugale per crescere ed accudire i figli, dopo la separazione sono le prime ad essere totalmente inadempienti nei confronti dei figli, violando il loro onere ed obbligo di mantenere i figli stessi.

Di farli crescere con amore, di istruirli, educarli e non privarli di nulla.

Sembra, invece, contravvenendo a tutte le etiche genitoriali ma soprattutto sanguigne, quelle del legame indissolubile con i figli,  che il loro compito preferito sia pretendere.

Sia gravare sulle spalle  dell’ex coniuge, senza intraprendere nessuna attività, sia per migliorare il proprio stato economico e professionale, sia per migliorare ed accrescere le condizioni di vita del figlio.

Per queste donne la parola ed il verbo “dare” non esiste nel loro vocabolario.

Ho visto donne che hanno speculato sulla quota alimenti senza concedere un centesimo al figlio, negandogli strumenti di apprendimento oltre che di sostentamento.

La sera come cena propongono un bicchiere di latte, al massimo con dei biscotti.  A scuola i libri sono un optional.  Se non li acquista il padre, per loro non ci sono problemi. Il vestiario, poi, è una vera umiliazione per i ragazzi, costretti a vestire di panni riciclati, usati, o stracciati, costretti ad indossare magari uno slip di sesso opposto appartenente alla sorella o al fratello. Il tempo libero, viene totalmente cancellato: per questi ragazzi non esiste la parola sport, cinema, pizza, viaggi, feste con amici. Il tutto è relegato al giorno in cui stanno col papà, il quale diventa un super jolly, investito del compito del divertimento e dello svago.

Peccato, però, che il tempo libero, invece, sia sempre accurato e dettagliato per queste madri, le quali vanno regolarmente dal parrucchiere, dall’estetista, e con le amiche. Magari per lo shopping, infatti il loro armadio è colmo di vestiti all’ultima moda.

Che sfrontatezza, che cattiveria! Eppure non è una storia, non è una leggenda, non è un film, è realtà.

Ho visto madri trascurare persino l’igiene intima e personale dei figli. Li tengono parcheggiati in casa davanti alla tv, al pc o giù in mezzo alla strada.

L’attività principale di queste donne, poi, è sparlare dell’ex, recitare la parte della povera donna sola, abbandonata, che deve crescere da solo i figli. Umiliano e mortificano così non solo i suoi stessi figli con l’intento di ferire il padre, ma loro stesse, perché non si rendono conto (giustamente) che così facendo mettono in risalto la loro inadeguatezza ad essere madre.

Sì, perché essere madre non significa farsi mantenere da un uomo. Non significa fare la finta casalinga. Essere madre significa proteggere i propri figli verso tutti e tutto, anche verso se stesse.  Significa proteggerli. Significa amarli e rispettarli. Significa accudirli, sacrificando se stesse per loro, per la loro felicità, per la loro crescita.

Essere madre non si determina mettendo al mondo dei figli, lo si diventa crescendo con loro, per loro.

Una madre non usa i figli. Una madre non priva i figli di nulla, a costo di ogni sacrificio. Mandare a scuola una figlia senza libri vuol dire non amarla. Significa che non è importante, che serve solo la funzione di figlia per reclamare diritti.

Diritti. Ed i doveri???

Ma al bando diritti e doveri, quando si è madre, quando si ama, si parla solo di piacere.

Ergo, queste madri, dovrebbero vergognarsi, ma poiché non è per loro comprendere il significato del loro essere, del loro inadempimento, allora l’unica speranza è che i figli presentino ben presto il giusto conto!!