Ricevo e pubblico*

A seguito della pubblicazione del cosiddetto “decreto Salvini” sulla Gazzetta Ufficiale e la conseguenziale modifica del Codice della Strada con l’aggiunta di due commi all’articolo 93, c’è stata, dal 9 dicembre 2018 ad oggi, una tempesta di contestazioni a carico di tutti quelle persone, italiane e/o straniere, che guidavano un veicolo immatricolato all’estero.

Quanto di seguito verrà dedotto riguarda i veicoli registrati in stati comunitari; per quelli extracomunitari vale, come sempre, il principio di reciprocità.

La modifica all’articolo 93 del Codice della Strada ha suscitato molti malcontenti sia fra la popolazione straniera che in ambito diplomatico; molti ambasciatori sono intervenuti in ambienti istituzionali per far comprendere la macroscopica disparità di trattamento tra la innovata legislazione italiana e quella degli stati da loro rappresentati.

Devo dire che l’Italia non ci ha fatto bella figura come culla del diritto e come eredi degli antichi romani, e che il diritto romano ha tutto da insegnare e nulla da copiare, salvo le doverose innovazioni della pandettistica tedesca.

Da questa cosiddetta innovazione legislativa ne siamo usciti un po’…con il riso sui volti dei giuristi.

La normativa introdotta, come dicevo, ha subito scatenato polemiche sia tra l’utente della strada-popolo italiano e/o straniero e anche dei giuristi che studiavano la materia da tempo.

Anche chi scrive, in interventi precedenti la modifica legislativa, aveva ritenuto che la materia andasse regolamentata, ma nel rispetto dell’ordinamento comunitario e internazionale: e non, al contrario, in palese violazione dei più elementari diritti.

A seguito delle prime contestazioni palesemente illegittime, ci sono state una serie di opposizioni al Giudice di Pace di tutta Italia e mentre alcuni di questi si limitavano ad uno studio astratto delle vicende loro assegnate e decidevano solo per quel caso loro sottoposto, il Giudice di Pace di Massa ha ritenuto di andare oltre, e ha redatto due distinte ordinanze di rimessione.

Una ordinanza per la violazione della Carta Costituzionale e rimessa alla nostra Corte Costituzionale e l’altra, ben più sostanziosa, rimessa alla Corte di Giustizia.

Mentre la prima ordinanza di rimessione è in attesa di essere decisa dal Giudice delle Leggi, quella rimessa alla Corte di Giustizia ha già superato il vaglio dell’ammissibilità e sarà certamente più incisiva della prima.

Se dovesse, una delle Corti, ritenere illegittima la disciplina del nuovo testo dell’articolo 93, sarà una catastrofe sia in ordine di credibilità normativa che in ordine applicativo, che in ordine erariale.

Cosa ne sarà delle presunte violazioni alla normativa ut supra?

Quelle sub iudice dovranno essere accolte e le sanzioni annullate comporteranno un danno erariale enorme per le casse dello Stato.

Purtroppo, i giuristi ritengono che almeno la Corte di Giustizia farà giustizia di questa normativa abnorme per manifesta violazione del principio comunitario della libera circolazione delle persone e delle merci nei 27 paesi della Unione Europea.

Nel frattempo che decidono le Corti, quid iuris?

Ebbene, la Giustizia Italiana sta già provvedendo autonomamente a disapplicare la normativa ut supra per manifesta irragionevolezza e incostituzionalità.

Purtroppo, le sentenze non sempre vengono segnalate dagli operatori giudiziari e in questo modo il mondo giuridico non viene a conoscenza di eventuali precedenti giudiziari, che è cosa buona e utile.

Una sentenza che ci è stata segnalata è quella del Giudice di Pace di Maddaloni (Caserta), che merita un accenno, ma non avendo avuto il testo integrale, si è dovuto leggerla per “pezzi”.

La sentenza affronta un caso molto articolato che vede un’applicazione congiunta tra il comma 1-bis (veicolo straniero intestato a persone fisiche) e 1-ter (veicolo intestato a persone giuridiche).

Il giudice ha statuito per l’annullamento del verbale richiamando il contrasto tra la normativa italiana e i principi comunitari e/o internazionali e la stessa contraddizione che si presenta tra la normativa contenuta nell’articolo 93-1ter ed i principi societari italiani e internazionali.

Queste deduzioni vengono formulate sulla scorta del materiale a noi giunto, in quanto la sentenza integrale non è possibile averla salvo riceverla dalle parti interessate al giudizio.

Fra tutte queste decisioni quella più incisiva e giuridicamente completa ed esaustiva è quella del Tribunale di Roma – sezione feriale – che ha disapplicato la normativa ex articolo 93-1°comma bis ed ha prontamente ordinato la restituzione del veicolo al conducente.

Il provvedimento giurisdizionale, per gli addetti ai lavori (operatori giuridici) è un vero e proprio manuale di diritto sulla quaestio iuris ed esamina esaustivamente tutti i punti critici della normativa introdotta, fino ad arrivare a una conclusione globale in ordine alle condanne di facere da parte delle Amministrazioni.

Un coraggio giuridico che è raro trovare nei provvedimenti giudiziari.

In sostanza, un utente della strada che guida un veicolo immatricolato in uno dei 27 stati europei e che viene fermato e appiedato dalle forze dell’ordine ha ottime chance di vedersi restituita la propria auto (o veicolo in genere), non solo portando a precedente giudiziario tale esaustivo provvedimento giudiziario, ma anche perché, rendendo la questione sub iudice, e con i tempi di trattazione della giustizia civile, sicuramente interverrà la decisione della Corte di Giustizia che, come un uragano, spazzerà via la normativa introdotta (male) con il decreto Salvini.

Purtroppo, il fenomeno delle targhe straniere, nato per le esose richieste economiche delle assicurazioni italiane, è un fenomeno legittimo, solo in parte oggetto di abuso circolatorio dovuto a quei pochi utenti non educati e che ritengono di rimanere impuniti violando le norme di comportamento del Codice della Strada.

Le restrizioni adoperate con la normativa introdotta, purtroppo, se pur miravano a una disciplina della materia, non hanno tenuto conto della circostanza che l’Italia deve rispettare canoni legali comunitari ed internazionali e che tale violazione normativa comporta poi la caducazione di tali provvedimenti.

In attesa della pronuncia delle Alte Corti (Costituzionale Italiana e quella di Giustizia Comunitaria) come andrebbe gestita la normativa?

Ebbene, lo scrivente non è certamente abilitato a dire cosa fare, ma dare suggerimenti a chi per dovere istituzionale controlla le strade non è peccato.

Contravvenzionare e punire quanti violano apertamente le norme di comportamento (che sono quelle di cui il mancato rispetto comporta il conseguenziale verificarsi di sinistri stradali) e non soffermarsi troppo sulle titolarità formali e sostanziali (che verrebbero con estrema facilità impugnate e accolte allo stato degli atti e della situazione normativa).

Poi ognuno può fare quello che vuole, ma poi se ne assume le dovute responsabilità civili e penali.

*Avvocato Salvatore Salomè (Ufficio legale in Italia della Omnia Investment Trust Ltd)