La filiale "Credem" di via Marconi, dove è stato sottoscritto il mutuo "incriminato"

Concorso in truffa e falso in scrittura privata: sono i gravi reati di cui devono rispondere M.O. (dipendente del Comune di Pozzuoli, difeso dall’avvocato Ugo Fanuzzi) e G.G., direttore della filiale puteolana della “Credem” di via Marconi all’epoca dei fatti (difeso dall’avvocato Luigi Di Gennaro).

I due sono stati rinviati a giudizio dal pubblico ministero Michele Fini e il 31 ottobre scorso è iniziato il processo davanti al giudice monocratico Francesco Pellecchia, che ha fissato la successiva udienza al 18 ottobre del prossimo anno.

Tutto nasce da un esposto, protocollato il 28 novembre 2011 alla Procura della Repubblica, dall’allora 78enne B.C., suocera del dipendente comunale M.O.

Nella denuncia, l’anziana raccontò che, agli inizi del 2007, con uno stratagemma, sua figlia M.P. la condusse in quella filiale del Credito Emiliano per tentare di farle firmare, davanti al genero M.O., un modulo che consentisse alla coppia di ottenere un prestito dalla banca.

La pensionata, lì per lì, si rifiutò di sottoscrivere quel documento ma, dopo qualche giorno, sua figlia, con una scusa, chiese ed ottenne da lei la sua carta di identità ed il suo codice fiscale, che le restituì in serata.

Tutto filò liscio per i successivi quattro anni.

Ma, nella primavera del 2011, l’anziana ricevette dalla Credem una comunicazione da cui emergeva l’esistenza di un rapporto tra lei e la banca.

La pensionata trasalì, in quanto sosteneva di non aver mai stipulato nulla con la Credem.

L'avvocato Caruso, legale dell'anziana raggirata
L’avvocato Pippo Caruso, legale dell’anziana raggirata
L'avvocato Ugo Fanuzzi, difensore di uno dei due imputati
L’avvocato Ugo Fanuzzi, difensore di uno dei due imputati

In  seguito ad una serie di richieste di atti da parte del legale della malcapitata, l’avvocato Pippo Caruso, si venne a scoprire che figlia e genero della pensionata avevano stipulato un mutuo con la Credem, ponendo a garanzia del prestito un’ipoteca sulla casa di proprietà dell’anziana, falsificando le firme di quest’ultima ed utilizzando carta d’identità e codice fiscale che la figlia della donna aveva chiesto e ottenuto, con un pretesto, dalla mamma.

Di qui, la denuncia sporta dalla vittima nei confronti del genero e di chi in banca aveva avallato le sue tre firme contraffatte per compilare la fidejussione (autenticata da un notaio di Pozzuoli) a garanzia del mutuo.

Particolare singolare di questa vicenda giudiziaria è la mancanza di un terzo imputato, ossia la figlia dell’anziana (M.P., moglie del dipendente comunale M.O.) contro cui la mamma B.C. non ha sporto formalmente denuncia anche se, nella sua esposizione dei fatti, l’ha sostanzialmente ritenuta principale artefice di tutto il raggiro perpetrato ai suoi danni.

Nonostante l’evidente ruolo primario rivestito dalla moglie del dipendente comunale in questa vicenda, così come raccontato dalla sua stessa madre, lo stesso pubblico ministero non ha ritenuto di doverla incriminare.

E, quindi, adesso, nel corso del processo, considerata l’età ormai molto avanzata della vittima, si rischierà di avere come unico testimone dell’accusa una persona che, a giudicare dal contenuto dell’esposto che ha originato il procedimento penale, è quanto meno corresponsabile degli stessi reati contestati al marito e all’ex direttore della Credem di via Marconi.

Una situazione che potrebbe determinare clamorosi colpi di scena in Tribunale.