Ciro Del Giudice durante il suo intervento-bomba al suo rientro in Consiglio il 20 giugno 2016

Ecco il documento che il consigliere comunale Ciro Del Giudice, tornato in aula dopo due anni di assenza, ha letto poco fa in apertura della seduta consiliare. Un intervento che sicuramente farà molto parlare in città e che, in alcuni passaggi, potrebbe addirittura suscitare l’interesse della magistratura.

IL DOCUMENTO DI CIRO DEL GIUDICE

Dopo circa due anni di assenza dai banchi di questo consiglio e dalle attività istituzionali, ho deciso di rientrare in questo consesso civico e ne esporrò, seppur brevemente, le ragioni.

Le vicende che, purtroppo, mi hanno investito e che mi hanno persuaso ad allontanarmi dall’attività politica, ritengo siano note a tutti voi.

Nonostante all’epoca dei fatti non avessi ancora ricevuto neanche un avviso di garanzia sono stato espulso dalle fila del gruppo PD,  cacciato senza che nessuno, all’interno del gruppo compreso il sindaco, avesse avvertito la necessità di contattarmi, di convocarmi per avere chiarimenti in merito a quanto diffuso nel corso di un servizio televisivo, il cui contenuto, peraltro, è stato oggetto di querela per diffamazione da parte mia, tuttora pendente presso la Procura della Repubblica di Napoli.

Il consigliere Del Giudice durante il suo intervento in aula di poco fa

Tutto ciò nonostante, l’unico organo che, per statuto, è deputato ad emettere provvedimenti di espulsione, ovvero il Partito provinciale, che non ha mai provveduto, a tutt’oggi, in tal senso.

Ma ciò che mi rammarica e mi ha deluso in questa vicenda è stato il durissimo, quanto gratuito comunicato di certa condanna  del gruppo PD che mi ha descritto – prima ancora che sia intervenuta una pronunzia di un organo giurisdizionale – come un delinquente, da cui prendere immediatamente le distanze.

Siffatto atteggiamento colpevolista del PD puteolano ha notevolmente contribuito ad esporre me e la mia famiglia ad attacchi ed insulti della peggior specie da chi era già  stato condizionato da notizie abilmente manipolate.

Le conseguenze immediate sono state dolorosamente devastanti.

Soltanto grazie all’affetto dei miei familiari, degli amici veri, nonche’ dei miei elettori che hanno sempre creduto nella estraneità alle accuse che mi sono state mosse, sono riuscito a superare tale difficile momento del quale porto ancora i segni.

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Pertanto, la mia decisione di autosospendermi è stata dettata dalla delusione vissuta in quel periodo e dallo stato di totale abbandono personale e politico nonché  per non turbare la serenità dell’amministrazione e far si che si completassero le indagini da parte degli inquirenti.

Ma io non porto rancore né alcun risentimento per nessuno, ho le spalle larghe, perché il tempo non solo è  un gran dottore ma è  soprattutto galantuomo.

In tale frangente di allontanamento dalla vita politica, poi, si sono verificati eventi che mi hanno indotto a riflettere e quindi a  rimettermi in gioco, a ritornare a svolgere il mio ruolo di consigliere comunale in virtù del mandato conferitomi dai miei elettori che hanno voluto fortemente che ritornassi a rappresentarli.

La perquisizione operata dalla DDA presso gli Uffici del Comune, fatto gravissimo da imprevedibili sviluppi, le numerose segnalazioni e denunce pubbliche in merito all’opinabile e discutibile operato di questa amministrazione, insieme alla pronunzia di una sentenza di primo grado di condanna ad un consigliere comunale di maggioranza, in relazione alla quale nessuno è intervenuto, né con comunicati stampa, né con provvedimenti di sospensione e ne tantomeno con richieste di dimissioni come accaduto per il sottoscritto, mi hanno fatto comprendere che, in definitiva fosse giunto il momento di ritornare tra questi banchi.

Ricordo solo a quei moralisti – che sono pronti a condannare sulla scorta di un avviso di garanzia – che la Costituzione italiana prevede la presunzione di innocenza sino a quando non intervenga, dopo tre gradi di giudizio, una pronunzia di condanna.

Ma purtroppo in Italia si celebrano i processi fuori dai Tribunali, processi mediatici che, forse, fanno più danni di quelli che si discutono nelle aule di giustizia, che lasciano danni irreversibili e ferite che faticano a rimarginarsi, e di questo, il sindaco ne dovrebbe sapere qualcosa. 

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Ciò necessariamente e doverosamente premesso, in realtà, già da qualche settimana  sono rientrato a fare attivamente politica di controllo riprendendo laddove ero stato costretto a fermarmi, infatti, alcuni mesi prima dell’irruzione pseudogiornalistica in consiglio comunale avvenuta il 15 maggio, avevo richiesto copia di  atti pubblici amministrativi riguardanti diversi argomenti, in particolare, l’ultima il 10 marzo del 2014 avevo chiesto, in modo analitico, una serie di documenti relativi all’affidamento di lavori pubblici.

Documentazioni che, a tutt’oggi, non mi sono state ancora consegnate.

In relazione all’omessa consegna degli atti richiesti, i responsabili competenti se ne assumeranno ogni eventuale colpa non avendomi neppure spiegato le ragioni del ritardo.

Ma ciò che mi preme evidenziare è la mia lungimiranza, guarda caso, gran parte della documentazione che avevo richiesto nel 2014 e ho qui copia secondo la stampa è stata la stessa oggetto di perquisizione e sequestro da parte della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli.

Ebbene, proprio per continuare quell’attività che stavo perseguendo nel 2014, come il dovere di consigliere comunale impone, ho presentato nelle ultime settimane altre richieste di accesso ad atti amministrativi e altre ne seguiranno in merito ad argomenti che ritengo molto sensibili e che, a mio avviso, ritengono di essere vagliati attentamente.

A tutt’oggi, purtroppo, neanche siffatta documentazione mi è stata ancora consegnata benché siano decorsi i termini previsti dal regolamento.

Mi risulta, a tal proposito, che il presidente del consiglio comunale abbia già sollecitato con una PEC i responsabili competenti che invito oggi, pubblicamente, a mettermi a disposizione immediatamente e senza indugio alcuno la documentazione richiesta  o quantomeno a giustificare, con una valida motivazione, le ragioni dell’inspiegabile ritardo affinchè possa fare le miei valutazioni.

Quanto, infine, e mi appresto a concludere, alla mia ricollocazione politica – che mi vede attualmente in minoranza – ciò non mi rammarica affatto, perchè sono stato sempre abituato a pensare con la mia testa, indi per cui mi riterrò assolutamente libero nel discutere e votare solo gli atti che mi conviceranno,spero anzi che le poche voci nel deserto diventino cori assordanti e in questo faccio affidamento nei colleghi consiglieri più obiettivamente critici.

D’altra parte non mi riconoscerei in una maggioranza da grandi numeri che non è stata capace di far eleggere un rappresentante puteolano al consiglio regionale e nè alla città  metropolitana.

Ho deciso di fare pubblico rientro proprio oggi, nell’ambito dell’odierna seduta consiliare, perché, come a Voi noto, si votano i componenti della commissione del paesaggio.

Ebbene, in una maggioranza ampia, per la legge dei grandi numeri, il voto di uno o più consiglieri è molto relativo, mentre il mio voto di oggi, invece, potrebbe avere un peso importante e determinante.

Nelle dichiarazioni di voto dirò chi e  perché. 

Concludo con l’augurio che alle associazioni giovanili – che hanno deciso di scendere in campo politicamente a cui vanno i miei auguri – si associno altre forze nuove e vitali affinché non si corra più il rischio che venga eletto un consiglio comunale con una maggioranza bulgara, storicamente deleteria per una vera democrazia.

Vi ringrazio per la Vostra cortese attenzione e del tempo che ho sottratto alla seduta.

Grazie a tutti.

 

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