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Un Giappone meno pacifico, sotto l’ala protettiva di Washington

Ultimo passo: accordo per la difesa spaziale con gli Usa

Roma, 12 gen. (askanews) – Zitto zitto, senza spingere troppo sulla leva della riforma costituzionale, il gabinetto Kishida sta modificando la postura di difesa e sicurezza del Giappone in termini più attivi. L’ultimo passaggio è avvenuto ieri (nella notte in Italia), quando a Washington i ministri degli Esteri e della Difesa nipponici e statunitensi hanno fornito una nuova interpretazione del loro Trattato di sicurezza che allarga allo spazio l’ombrello di difesa americano.

Questa espansione si concretizza senza bisogno di modifiche normative o al trattato stesso, ma semplicemente con un comunicato congiunto che estende l’interpretazione dell’Articolo 5 del trattato: gli Usa si vincolano a difendere il Giappone anche se l’attacco viene dallo spazio o è nello spazio, con tutto ciò che implica un’affermazione del genere in un momento in cui proprio lo spazio è uno dei terreni più dinamici di competizione strategica tra le potenze: Usa, Russia e Cina.

“I ministri ritengono che attacchi dallo spazio, nello spazio o verso lo spazio presentino una chiara minaccia all’alleanza e affermano che tali attacchi, in certe circostanze, potranno portare a invocare l’applicazione dell’Articolo 5 del Trattato di sicurezza Giappone-Usa”, si legge nella dichiarazione congiunta.

Questa mossa si colloca in un impressionante crescendo. Tokyo sta ampliando fortemente il ventaglio delle partnership di difesa e sicurezza con i paesi vicini in termini di sistema socio-politico, accomodandosi nell’ambito un’integrazione di fatto nel più articolato sistema di alleanze e partenariati che qualche osservatore definisce già “Nato globale”. E anche un player del contesto filo-americano solitamente per nulla propenso ad accettare passivamente una maggiore assertività del vicino, come la Corea del Sud, pare ormai rassegnato al fatto di rivedere un Giappone più armato. Ieri il presidente Yoon Suk-yeol ha detto: “Noi possiamo essere perplessi sul fatto che un paese il quale adotta una costituzione pacifista possa fare una cosa del genere, ma se ci sono missili che volano sulle loro teste e la possibilità di un attacco nucleare, è difficile fermarli”.

Ieri il primo ministro giapponese Fumio Kishida, in visita a Londra, ha firmato col premier britannico Rishi Sunak un accordo di accesso militare reciproco che prevede la possibilità a soldati giapponesi di essere dispiegati nel Regno unito e a soldati di Sua Maestà britannica di fare lo stesso in Giappone per motivi d’addestramento, per manovre militari e per soccorso in caso di disastri. E’ il primo accordo del genere con un paese europeo siglato da Tokyo.

D’altronde con Londra e con l’Italia solo un mese fa il Giappone ha raggiunto un ulteriore accordo per unificare i programmi di sviluppo di un aereo da combattimento di sesta generazione – l’anglo-italiano “Tempest” e il nipponico F-X della Mitsubishi Heavy Industries – sotto la denominazione di Global Combat Air Programme (GCAP). Anche in questo caso, si tratta di un’evoluzione senza precedenti.

Kishida da parte sua ha chiarito che questo processo non è episodico attraverso i tre documenti che illustrano la nuova strategia nazionale di difesa e sicurezza, i quali collocano il Giappone “nel mezzo del più grave contesto di sicurezza del dopoguerra”, con Cina e Corea del Nord viste come le principali minacce. Da qui la necessità di “prepararsi allo scenario peggiore”, aumentando l’investimento sulla difesa e portandolo entro il 2027 all’importante proporzione del 2 per cento del prodotto interno lordo, con un raddoppio di fatto.

La nuova strategia di difesa nipponica si sviluppa attorno al concetto di “contrattacco”, che stressa ancora l’Articolo 9 della Costituzione pacifista nipponica, stilata nel dopoguerra sotto la dettatura delle forze d’occupazione americane. Come è noto questo articolo non solo sancisce la rinuncia al diritto di belligeranza e alla guerra come mezzo di risoluzione dei contrasti internazionali (come fa d’altronde quella italiana), ma anche l’alienazione del diritto stesso di costituire forze armate. Quest’ultima parte dell’articolo, tuttavia, è stato aggirato a partire dalla Guerra di Corea (sotto stimolo soprattutto di Washington) con la creazione di Forze di autodifesa.

I tentativi di emendare la Costituzione – inserendo un riconoscimento del ruolo delle Forze di autodifesa – finora sono andati a vuoto e gli esecutivi – compresi quelli del defunto ex premier Shinzo Abe – si sono dovuti limitare a mettere in campo interpretazioni della Costituzione che in qualche modo allargassero le regole d’ingaggio militari e dessero efficacia al principio di sicurezza collettiva con l’alleato statunitense.

La nozione di “contrattacco” su cui verte la nuova strategia è definita “minimo necessario di misure di auto-difesa”, che nella sua interpretazione vuol dire anche capacità di colpire specifici obiettivi militari, come sono le basi missilistiche da cui possano partire attacchi contro target giapponesi. I tempi entro i quali questo contrattacco debba avvenire – quando c’è una ragionevole certezza che stiano per essere lanciati missili contro il Giappone? Dopo che sono stati lanciati? Quando questi sono arrivati in Giappone? – è materia che impegna costituzionalisti e giuristi nipponici, ma una cosa a questo punto diventa certa: il Giappone si doterà di strumenti adatti al contrattacco e nella strategia di difesa è scritto a chiare lettere che Tokyo acquisterà dagli Usa missili Tomahawk, ponendo termine a un dibattito ormai antico.

Nel primo incontro “2+2” in presenza tra i ministri degli Esteri – Yoshimasa Hayashi e Antony Blinken – e della Difesa – Yasukazu Hamada e Lloyd Austin – di Giappone e Usa dall’inizio della pandemia, Washington ha di fatto benedetto la nuova determinazione nipponica a “costruire una più capace, integrata e agile alleanza che rafforzi la deterrenza e gestisca le sfide in evoluzione di sicurezza regionale e globale”. E Blinken, ancora più chiaramente, ha ribadito: “Noi applaudiamo all’impegno giapponese di raddopiare la spesa per la difesa entro il 2027”.

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