Ricevo e pubblico

Ho visitato per alcuni giorni la Biblioteca Comunale di Palazzo Toledo e sono rimasto colpito dal sentimento di solidarietà che trapela dalla visione, così composta, dei tanti giovani che la frequentano quotidianamente.

Tanti, che mi è venuto da pensare che, se non tutto, molto inizia con l’aggregazione.

Funziona così in tutti i livelli della vita, in tutti gli strati sociali.

Ma, a pensarci bene, funziona così in ogni azione umana.

Tutto è somma di eventi, situazioni, lettere: come, ad esempio, lo scritto prodotto da questa tastiera.

L’aggregazione permette lo scambio di informazioni, di passioni, di interessi.

Stare insieme aiuta a decifrare situazioni, a condividere momenti, a costruire idee.

Dietro ogni ottimo lavoro c’è il rumore di chi ha collaborato, di chi si è aggregato ed ha permesso, con la coesione, una svolta.

Senza luoghi di incontro, di scambio e di scontro non ci sarebbero state le rivoluzioni, le grandi idee sarebbero rimaste ferme al palo: ibridi sussulti, nella mente di uomini, destinati a cadere senza respiro.

Senza una sala prove, il mondo non avrebbe conosciuto i Beatles.

Senza le riunioni dei suoi discepoli, Socrate sarebbe rimasto solo un nome pronunciato nel vento.

Senza teatri, palcoscenici e scuole di recitazione, oggi a nessuno interesserebbe sapere se Shakespeare è realmente inglese o se in lui scorre sangue siciliano.

Si potrebbe andare avanti per ore, forse per giorni.

Appare dunque evidente che dall’aggregazione nascono le realtà che cambiano la storia, quei tagli nella tela che modificano il punto di vista, creando un prima ed un dopo mai più uguali tra loro.

Occorre però predisporre gli uomini allo stare insieme, a condividere, che per molti, oramai, è solo una funzione dei social network.

Le ampie stanze digitali, i blog, i luoghi di incontro virtuali possono avviare  un discorso, ma mai concluderlo.

Serve scendere in strada, riunirsi in un posto, guardarsi negli occhi per costruire una nuova storia.

L’Italia insegna che l’aggregazione può cambiare destini, se non addirittura salvarli.

Nonostante gli anni difficili, i fili da unire sia a livello nazionale, che locale, ci sono tutti e bisogna legarli insieme, per creare nuove storie, nuova vita.

Tocca alla società produrre costruzioni di senso,  vie di aggregazione mai battute prima.

La realtà puteolana non deve far difetto, anzi.

Dopo un periodo buio della città, oggi c’è uno spirito nuovo, un’aria diversa.

La voglia di vivere la città si respira per le strade, tra la gente.

Ed un esempio è la Biblioteca di Palazzo Toledo, Polo culturale di Pozzuoli.

E non è un caso se il “Rinascimento” puteolano stia partendo proprio da quelle stanze, una volta appartenute alla medicina ed oggi capaci di guarire una società molto ammalata.

I numeri di quanti affollano le aule studio del plesso comunale sono da capogiro, soprattutto se paragonati agli anni passati.

Sono centinaia i ragazzi che scelgono le sale della Biblioteca per studiare, conoscersi, condividere il tempo della loro vita.

Il vento di cambiamento che spira da lì è forte e scuote la città, muove le foglie, riapre i musei, accoglie i turisti, ripulisce i parchi, toglie la polvere dalle antichità, dando una spinta decisiva per una nuova realtà puteolana fondata, e come potrebbe essere altrimenti, sulla cultura.

E’ per tutti questi motivi -e forse per molti altri che incontreremo lungo il cammino- che vale la pena scommettere su questo spirito, regalando nuovi luoghi di aggregazione.

Un centro polifunzionale a disposizione di tutti, dove si parli di teatro, pittura, poesia e canto.

Che possa essere il luogo dove si impari a conoscere Dante, ma anche dove trovino spazio i sogni di un giovane musicista o quelli, mai ascoltati, di un vecchio artista.

Insomma, uno spazio a disposizione della collettività, che permetta a quest’ultima di specchiarsi e di riscoprirsi più bella di prima.

E allora rimbocchiamoci le maniche, programmiamo un prossimo futuro.

Facciamo quello che non si è mai fatto.

Proponiamoci un obiettivo, stratifichiamo un percorso, diamoci un tempo limite.

Si è individuato un possibile luogo da destinare a centro di aggregazione: il complesso della chiesa sconsacrata del Purgatorio, che è nella disponibilità del Comune di Pozzuoli.

Non vi è, secondo il mio modesto parere, nel territorio di Pozzuoli, luogo più adatto e magico dove far sbocciare il nuovo progetto.

Ma bisogna far presto.

Non vorremmo attendere quarant’anni perché ciò venga realizzato.

Noi proponiamo la costituzione di una fondazione che veda il Comune come ente promotore. Vogliamo lanciare una sottoscrizione per la costituzione di un gruppo di soci fondatori che, in varie forme, possano intervenire finanziariamente alla costituzione della stessa.

Un apporto, quindi, finanziario o materiale.

Ad esempio, vi sono diverse aziende puteolane che gravitano nel mondo dell’edilizia; alcuni amici mi hanno esternato la volontà di portare il loro contributo alla rinascita della loro città e la disponibilità imprenditoriale per la ristrutturazione materiale, in quota parte, di manufatti (costruzioni, ristrutturazioni, adeguamento funzionale dei siti archeologici).

Questo sarà, per la fondazione, l’inizio di un percorso che nel tempo potrà essere il motore di tutti gli eventi di carattere scientifico, culturale, che avverranno nella città di Pozzuoli.

Di esperienze simili ve ne sono in diverse città d’Italia, che non hanno certo la storia della città di Pozzuoli: vedi per esempio le fondazioni di Ravello, Grosseto, Milano.

A giorni presenterò al Sindaco ed all’amministrazione un’ idea di costituzione di una fondazione, sì da stimolare il confronto perché si arrivi all’obiettivo finale.

“L’idea è di promuovere il sapere “scientifico” come materia prima, come la via moderna a rilancio dell’economia” (Vittorio Silvestrini)

Antonio Di Bonito  (consigliere comunale)