a cura di Carlo Pareto (responsabile relazioni esterne Inps Pozzuoli)

I lavoratori comunitari che si trasferiscono in un altro paese dell’Ue potranno usufruire a pieno dei diritti pensionistici grazie a un progetto legislativo approvato dal Parlamento europeo, che deve ancora essere approvato formalmente dal Consiglio dei ministri. “Il testo rappresenta un miglioramento effettivo per molti lavoratori. Si tratta di un grande passo avanti per la libera circolazione dei lavoratori e una spinta verso un’Europa sociale”, ha dichiarato la relatrice Ria Oomen-Ruijten (Ppe, Nl), che ha aggiunto: “Una buona pensione è una necessità, ora che gli europei possono aspettarsi di vivere molto più a lungo”. Le attuali norme Ue garantiscono che i lavoratori che si spostano in un altro paese membro non perdano i loro diritti pensionistici obbligatori, cioè quelli forniti dallo Stato. Tuttavia, non esistono norme comunitarie equiparabili per i regimi pensionistici integrativi, finanziati o co-finanziati dai datori di lavoro. Per tale motivo, i lavoratori che si spostano tra gli Stati membri rischiano oggi di perdere i loro diritti acquisiti, se il periodo temporale di residenza non è ritenuto sufficientemente lungo dallo Stato in cui si trasferiscono. Secondo le nuove regole invece, tale ‘periodo di maturazione’, il periodo d’iscrizione attiva a un regime pensionistico necessario a una persona per mantenere i diritti pensionistici integrativi, non può superare i tre anni. Gli eurodeputati hanno inserito una clausola che prevede che i lavoratori frontalieri debbano beneficiare dello stesso livello di tutela. Gli Stati membri avranno quattro anni di tempo per trasporla nel diritto nazionale.