Il ciocco di legno bruciato dai teppisti

Danni materiali ma soprattutto morali, con l’incendio di un ciocco di legno usato da 60 anni per realizzare le chiglie delle barche.

E’ il triste bilancio del raid vandalico compiuto la notte scorsa nella darsena di Pozzuoli ai danni del laboratorio artigianale della famiglia Vallozzi, maestri d’ascia e ultimi custodi dell’antica tradizione della costruzione del gozzo puteolano.

ciocco-di-legno-bruciatoIgnoti hanno prima dato fuoco ad un tronco di pino lungo sette metri e mezzo (quello che, di padre in figlio, ha permesso ai Vallozzi di realizzare le basi di numerosi natanti) e poi, dopo aver sfondato la serratura di una porta, si sono introdotti nella bottega, dove hanno messo tutto a soqquadro, distruggendo tutto ciò che potevano, ma senza rubare nulla.

A scoprire le conseguenze dell’incursione (e a sporgere denuncia alla Polizia) è stato, stamattina, il 79enne Antimo Vallozzi.

(foto dario antonioli)

“Ho chiesto l’intervento del Commissariato e ho spento personalmente l’incendio – ci racconta il maestro Vallozzi – Sono molto triste ed amareggiato. Sono qui sul Valione da bambino e cose del genere non erano mai accadute. E meno male che non c’era vento altrimenti il fuoco avrebbe distrutto anche la vetroresina della barca che sto costruendo in questi giorni. Chi può essere stato e perché? Me lo hanno chiesto anche i poliziotti ma se devo dire che è stato qualcosa di mirato, non credo proprio. Io lavoro 11 ore al giorno senza dare fastidio a nessuno e senza avere problemi con nessuno. L’unica cosa che posso immaginare –prosegue il signor Antimo –  è una bravata di qualcuno, magari uno dei tanti che vengono tutte le sere qui dietro a ubriacarsi e drogarsi: se sapeste che cosa trovo per terra e che cosa devo pulire ogni mattina, specialmente il lunedì, davanti al laboratorio, prima di cominciare a lavorare, capireste cosa voglio dire! Spero che sia la prima e ultima volta che succede una cosa del genere. E spero che ci sia pure più controllo da queste parti e lo voglio dire soprattutto ai vigili urbani,  che vedo soltanto fare tante multe alle macchine parcheggiate in divieto di sosta…”.