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Veranda sul rione Terra, ultimatum del consigliere ‘snobbato’: “Chiarimenti entro 10 giorni o denuncio tutti!”

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Il caso ha animato il web per tre giorni durante il mese scorso, ma è tutt’altro che chiuso.

Stiamo parlando della ormai famigerata veranda comparsa sul tetto di un edificio del rione Terra.

Struttura che, a giudizio dell’architetto puteolano Mimmo Grande, è da considerarsi un abuso edilizio (https://www.pozzuoli21.it/chi-costruisce-abusivamente-sul-rione-terra/)  (https://www.pozzuoli21.it/rione-terra-larchitetto-grande-insiste-carte-e-foto-dellassessore-non-smentiscono-labuso-anzi/) e che, invece, a giudizio dell’assessore all’urbanistica Roberto Gerundo,  è una costruzione perfettamente in regola. (https://www.pozzuoli21.it/lassessore-smentisce-larchitetto-al-rione-terra-nessuna-costruzione-abusiva/)

Il problema più grande, tuttavia, è il silenzio fatto calare dall’Amministrazione su una richiesta ufficiale di chiarimenti in merito, avanzata il 9 gennaio scorso dal consigliere comunale Guido Iasiello, con un’apposita interpellanza a risposta scritta.

Il consigliere comunale Guido Iasiello, firmatario dell'interrogazione finora "snobbata" dall'Amministrazione
Il consigliere comunale Guido Iasiello, firmatario dell’interrogazione finora “snobbata” dall’Amministrazione
Da sinistra: il sindaco Enzo Figliolia, l’assessore Roberto Gerundo e il dirigente Mino Cossiga

Nell’interrogazione  (https://www.pozzuoli21.it/veranda-abusiva-sul-rione-terra-il-caso-arriva-in-consiglio-comunale/) indirizzata al sindaco Enzo Figliolia, all’assessore al governo del territorio (Roberto Gerundo)  e al dirigente comunale dell’ufficio antiabusivismo (Carmine Cossiga), Iasiello, premettendo che “nei giorni scorsi, più organi di informazione locale hanno pubblicato denuncia dell’architetto Domenico Grande, circa la realizzazione, a suo dire “abusiva”, di una struttura verandata sul tetto di un edificio dell’Antica Rocca, della quale gli stessi organi di stampa pubblicano diverse fotografie fatte dall’architetto Grande”, chiedeva “(…) di conoscere se: la struttura di cui si parla sia effettivamente abusiva o, nel caso in cui si fosse provveduto alla autorizzazione circa la sua costruzione, di ricevere la relativa documentazione e le finalità della scelta; nel caso si riscontrassero reali le denunce apparse sulla stampa, quali sono i provvedimenti messi in atto dal Comune al fine di rimuovere la struttura stessa; nel caso in cui l’opera non fosse legittimata da comprovata documentazione a supporto, di istituire ad horas una commissione interna di inchiesta tecnico/politica al fine di verificare le responsabilità oggettive che tale opera determina”.

L'interrogazione protocollata il 9 gennaio scorso dal consigliere Iasiello
L’interrogazione protocollata il 9 gennaio scorso dal consigliere Iasiello

“Si precisa sin d’ora –concludeva il consigliere Iasiello- che essendo in capo al Comune di Pozzuoli l’intera proprietà dell’Antica Rocca, denominata Rione Terra, sullo stesso ricade la responsabilità dell’opera realizzata, ragione per cui, data la gravità della questione, laddove lo scrivente non dovesse ricevere adeguata risposta alla propria interrogazione, non esiterà a denunciare l’accaduto alla Procura della Repubblica”.

Ebbene, a questa interrogazione non è arrivata ancora risposta.

Al punto che lo stesso Iasiello, nella giornata di ieri, giovedì 19 febbraio, ha protocollato in Municipio un sollecito (indirizzato agli stessi destinatari dell’interpellanza ma anche al presidente consiliare Enrico Russo e al segretario generale Matteo Sperandeo) sottolineando che, nonostante quanto previsto dal regolamento del Consiglio Comunale (secondo l’articolo 36 comma 8, bisogna rispondere ad un’interpellanza entro 30 giorni dalla ricezione del documento), allo stesso esponente dell’opposizione non è giunta alcuna replica ufficiale da parte di nessuno tra gli “interpellati”.

Il sollecito protocollato ieri dallo stesso consigliere Iasiello
Il sollecito protocollato ieri dallo stesso consigliere Iasiello

Iasiello ha intimato all’Amministrazione di provvedere a colmare la grave lacuna entro 10 giorni, per non vedersi costretto a rivolgersi alla Magistratura e alla Prefettura.

Strano che chi di competenza non abbia ancora trovato il tempo di soddisfare la legittima richiesta di informazioni di un consigliere comunale.

Tanto più strano se si pensa che, alla stampa, l’assessore Gerundo aveva replicato immediatamente.

In teoria, sarebbe bastato fare un “copia e incolla” di quella risposta e inviarla all’interrogante.

Ma così non è stato.

E allora bisogna forse pensare che forse quelle motivazioni andavano bene per “convincere” l’opinione pubblica ma non per tacitare la politica?

Vedremo cosa accadrà.

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