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“Via Serapide è diventata una strada privata?”

Ricevo e pubblico*

Caro Direttore, Le scrivo con la speranza che le Sue pagine possano fungere da cassa di risonanza per risolvere alcuni quesiti di difficile soluzione, auspicando, come già accaduto in altre occasioni, che qualche rappresentante dell’Amministrazione Comunale possa contribuire a risolvere il dilemma che vi pongo.

Come si evince dalle foto allegate, in via Serapide, a seguito della Ordinanza Sindacale 116 del 17/6/2014, esiste un divieto di transito, escluso i residenti, dalle ore 13 alle 16 e dalle 21 alle 24.

Non intendo soffermarmi sul perché di tale ordinanza, ma siccome quotidianamente percorro più volte questa strada chiedo : l’ordinanza sopra citata prevede anche il posizionamento, con il fine di impedire il passaggio, (vedi foto) di new jersey, tra l’altro malridotti , all’imboccatura della strada?

Personalmente, credo che tale collocazione non sia eseguita dall’Amministrazione Comunale: sarebbe un’operazione incomprensibile. Se invece, come presumo, viene fatto da “ignoti”, allora vorrei sapere perché non si provvede a rimuovere tali ostacoli, che tra l’altro, quasi sempre, non vengono mai rimossi alle ore 16, individuando i responsabili “ignoti”.

Volevo solo sottolineare che tale operazione avviene sotto gli occhi di tutti, tollerata dalle forze dell’ordine, costrette anch’esse a non percorrere tale strada, dagli amministratori di questa città e da migliaia di automobilisti imbufaliti, costretti alla forzata deviazione anche quando concesso.

Visto questa nuova forma di anarchia popolare, perché non consentire ai cittadini di via Napoli di autogestirsi per impedire il transito continuo nella loro Ztl o far rispettare i loro stalli di sosta, magari con l’istallazione di barricate fatte da vecchie masserizie?

Con la speranza di ricevere qualche risposta, e la rimozione immediata di questi oggetti che occupano abusivamente una strada pubblica, impedendo il regolare traffico cittadino, specialmente in caso di necessità, La ringrazio anticipatamente, La saluto cordialmente e La invito a fare Suo questo appello.

*Vito Errabondi

 

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