Una storia che ha davvero dell’incredibile è finita agli atti di una denuncia sporta sei giorni fa presso la stazione dei Carabinieri di Pozzuoli.

A rivolgersi ai militari dell’Arma è stato un imprenditore quartese, il 51enne Gennaro Perrone,  molto conosciuto nella sua città di origine per aver fondato due aziende edili (la EdilRimoli e la Puntonuovo Costruzioni) e il noto ristorante “Rodan” di Monterusciello.

Perrone si è rivolto alla Benemerita per denunciare un ispettore del Commissariato di Polizia di Pozzuoli che, a suo dire lo avrebbe talmente maltrattato e umiliato da farlo sentir male dopo averlo a sua volta denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale.

La vicenda risale al 22 aprile scorso e ha come primo “teatro” la zona tra via Campana e il corso Italia,  all’altezza della farmacia “Del Sole”, dove Gennaro, a bordo dell’auto guidata da un suo amico, si stava recando per ritirare dei medicinali indispensabili alla cura del suo diabete.

“A un tratto – racconta Gennaro – ci ferma una volante con due poliziotti in borghese. Controllano dove stiamo andando per accertarsi che si tratti di un’uscita per stato di necessità. Spiego qual è la mia destinazione e il motivo e vengo invitato a compilare un’autocertificazione, di cui mi consegnano una copia, in bianco, che era in loro possesso. A quel punto sono costretto a rivelare la mia condizione di analfabeta, perché purtroppo ho iniziato a lavorare da bambino per gravi necessità familiari e non ho mai potuto frequentare la scuola. Non so e non ho mai saputo né leggere né scrivere. Non l’avessi mai detto. Da quel momento comincia il mio incubo, perché il poliziotto più anziano dei due, quello col grado più alto, comincia ad insultarmi, mi chiama ubriacone, dice che lo sto prendendo in giro. Io mi difendo da quelle accuse e spiego che sto dicendo la verità. Intervengono anche altre persone, che mi conoscono, e spiegano al poliziotto la mia totale buona fede. Niente da fare.  Dopo qualche minuto arriva un’altra volante, con altri due poliziotti ai quali quell’ispettore ordina di portarmi in Commissariato.  Riesco a sentire che questi due poliziotti non sono d’accordo con la decisione del loro superiore e gli dicono che avrebbero obbedito all’ordine solo perché obbligati dalla gerarchia, ma che non avrebbero scritto nessun atto. Chiedo all’ispettore se posso andare in Commissariato con la macchina del mio amico per non avere l’umiliazione di arrivarci nell’auto della polizia, ma lui è irremovibile. Dice che devo salire sulla volante e così mi obbliga a fare. Io sto per sentirmi male, allo stesso ispettore chiedo se può chiamare un’ambulanza ma lui si rifiuta categoricamente e ricomincia ad insultarmi. Arriviamo in Commissariato  – prosegue Perrone –   e quello stesso poliziotto ordina di mettermi in una cella al primo piano, lasciando però la porta aperta. Riprende ad insultarmi, oltre a chiamarmi ubriacone, dice anche che sono un pregiudicato. Gli rispondo che non sono nessuna delle due cose e gli chiedo un’altra volta di chiamare un’ambulanza perché mi sento sempre più male. Lui risponde che sto facendo la commedia e dice che l’ambulanza, se la voglio, devo chiamarmela io. Telefono al 118, spiego la situazione e il posto in cui mi trovo, al che l’operatore mi chiede di parlare con un poliziotto, mi rivolgo ad alcuni di loro presenti nei miei paraggi, ma sempre quell’ispettore ordina a tutti i suoi sottoposti di allontanarsi e di non intromettersi, ripetendo che era lui a dove prendere decisioni e ribadendo che a suo dire stavo soltanto facendo una sceneggiata.  Allora telefono a mio figlio, gli racconto l’accaduto e gli chiedo di passare prima in farmacia a prendere le medicine che mi era stato impedito di ritirare e poi di venire subito in Commissariato. Mio figlio arriva e dopo alcuni minuti vengo rilasciato. Prima però sempre quell’ispettore mi informa che sono accusato di oltraggio a pubblico ufficiale e mi invita a firmare un foglio. Io gli ripeto che sono analfabeta e lui dice che avrebbe scritto sul verbale che mi ero rifiutato di firmare. Nell’accompagnarmi fuori al Commissariato, uno dei poliziotti presenti cerca in qualche modo di giustificare in parte il comportamento del suo superiore, che proprio in quel momento, con un atteggiamento molto alterato, ci fa uscire”.

Perrone viene poi accompagnato dal figlio al pronto soccorso dell’ospedale “Santa Maria delle Grazie” di La Schiana. Da qui è ricoverato in Cardiologia, dove, in seguito ad una coronografia, gli diagnosticano “un infarto coronarico con ostruzione di due vene”.

Dopo cinque giorni in cui riceve tutte le cure del caso e viene rimesso in sesto, l’imprenditore quartese può finalmente fare ritorno a casa, ma prima si reca dai Carabinieri per sporgere denuncia.

Poi ci chiede di rendere pubblica la sua disavventura, consegnandoci copia di tutto il carteggio che lo riguarda e perfino un video, girato durante il ricovero in ospedale, in cui ribadisce sostanzialmente ciò che è scritto nella denuncia.

Siamo ovviamente consapevoli che questa appena pubblicata e ascoltata è una versione dei fatti senza contraddittorio.

Inutile dire che siamo altrettanto disponibili ad ospitare, in un successivo articolo, anche quella del poliziotto accusato da Perrone.