Dopo quella tra il 5 e il 6 aprile, stanotte il lungomare di via Napoli è stato teatro di un’altra simbolica iniziativa contro il lavoro nero da parte dei centri sociali.

Così come infatti rivendicato dal laboratorio politico “Iskra” sulla propria pagina Facebook, l’intero marciapiede del corso Umberto è stato “recintato” con dei nastri e delle scritte di denuncia contro lo sfruttamento di chi, in alcuni locali della “movida”, viene ingaggiato senza alcuna tutela e con paghe irrisorie rispetto all’orario di servizio.

“Nella notte del 1 Maggio, in occasione della giornata di lotta dei lavoratori – si legge sulla pagina di Iskra –  un gruppo di lavoratori precari ha sanzionato i luoghi dello sfruttamento del litorale flegreo. Sul nostro territorio decine di attività assumono lavoratori e lavoratrici a nero con paghe da fame, facendo lavorare i propri dipendenti per 12 ore con una retribuzione che non supera i 35-40 euro a sera. Siamo stanchi di dover accettare questi lavori senza alcun diritto. Ci stiamo organizzando per combattere contro questi abusi quotidiani, e per questo nella notte del 1 Maggio abbiamo recintato tutta l’area di via Napoli, per mettere allerta la popolazione tutta di quel che succede all’interno delle numerose attività presenti in zona. Queste attività dovrebbero garantire un salario dignitoso al territorio, e non utilizzare la giovane manovalanza esclusivamente per il proprio profitto. Esistono neonati sportelli contro il lavoro nero e lo sfruttamento sul territorio attraverso i quali, noi stessi, garantiamo un supporto legale gratuito per far valere i nostri diritti lì dove vengono violati. Per questo continueremo ad organizzare la nostra battaglia per l’ottenimento di quanto ci spetta: un contratto vero, un salario garantito e rispettoso delle paghe previste da contratto collettivo nazionale, il rispetto delle mansioni e degli orari di lavoro! Mai più lavoro nero, basta sfruttamento, la lotta paga!”.

IL VIDEO DELLA PROTESTA DI STANOTTE 

Ovviamente, non tutti i titolari o i gestori di queste attività eludono o infrangono le norme a tutela dei loro dipendenti o collaboratori.

Il fenomeno, però, purtroppo è ancora molto diffuso e andrebbe combattuto con grande severità, anzitutto per difendere il lavoro di quegli imprenditori che preferiscono avere margini di guadagno minori pur di rispettare le regole e valorizzare l’impegno del proprio personale, subendo la concorrenza sleale di chi, infrangendo le leggi, ha dei costi aziendali minori e può offrire alla clientela prezzi molto più vantaggiosi.

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