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VIDEO/ “Pago al Comune 26 euro al giorno per lavorare tra gli escrementi al mercatino di via Roma”

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“Mi dispiace di dover arrivare a tanto, ma la nostra richiesta di aiuto è un grido al vento e mi sono stancato”.

Esordisce così, sul suo profilo Facebook, Nicola Albino, commerciante puteolano (è l’ex titolare del negozio “Disco Verde” di via Pergolesi) che lavora come spuntista al mercatino di via Roma tre volte alla settimana.

Nicola ha pubblicato un video che testimonia le condizioni di estremo degrado in cui è costretto a svolgere la propria attività, tra rifiuti di ogni genere e, addirittura, escrementi.

“Non siamo mai stati ascoltati da nessuno – dice l’autore del post e del filmato – Quando ci rivolgiamo ai vigili ci dicono di parlare col Sindaco, ma forse è più facile avere un incontro con Dio e ci viene risposto che se facciamo troppo rumore il risultato potrebbe essere la chiusura del mercato”.

Il commerciante Nicola Albino

“Ci sentiamo sotto ricatto – prosegue Nicola – Per lavorare al mercatino dobbiamo pagare 26 euro al giorno al Comune, una somma insostenibile che ci sta distruggendo giorno per giorno dandoci in pasto all’usura. In più, le condizioni igieniche sono da terzo mondo e mettono a rischio la nostra salute, già compromessa di per sé da un lavoro che per sua natura è deteriorante. Personalmente, credo di essermi già ammalato nel corpo e nella mente, ma vorrei almeno salvaguardare la mia famiglia”.

Nicola pone l’accento soprattutto sui costi che ogni spuntista deve sostenere per lavorare al mercatino di via Roma: “Fino all’anno scorso si pagavano 10 euro al giorno e in caso di cattivo tempo eravamo esonerati dal versamento di questa cifra, poi le cose sono cambiate e ci è stato imposto di versare 26 euro al giorno di concessione quotidiana per il posteggio anche se, in caso di maltempo, non possiamo lavorare.  Ci sono ambulanti, anche anziani, che venivano qui a lavorare tutti i giorni e che si sono dovuti ritirare per gravi problemi di sopravvivenza.  Stiamo chiedendo aiuto alla Caritas, non sappiamo più cosa fare, abbiamo figli da tirare avanti, siamo nel più totale sconforto e abbiamo ormai perso la speranza, che è la cosa più triste. Non ci resta che morire, visto che reinventarsi un lavoro a 50 anni è un’impresa impossibile…”.

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