Ventimila euro da trovare nel giro di due mesi altrimenti si rischia di chiudere per sempre.

E’ la drammatica situazione in cui versa la “Novecento” di via Carmine, la libreria nata dalle ceneri dell’omonima attività che per un secolo, nella storica sede di corso della Repubblica, ha rappresentato una vera e propria istituzione cittadina.

In rete, da qualche giorno, è partita una prima campagna di raccolta fondi (per una cifra che corrisponde a poco meno della metà di quanto occorre per sanare la situazione debitoria), a cui è possibile aderire  CLICCANDO QUI, anche se le donazioni, di qualsiasi importo, pure minimo, possono essere versate  direttamente in libreria.

Una corsa contro il tempo che Elena Vellusi (titolare dell’attività) e suo marito Alfredo Di Meo (figlio e nipote dei fondatori della ‘900) sperano di vincere al di là dell’aspetto più strettamente “commerciale” ma soprattutto per un “discorso ideale”, “per capire davvero chi sente l’esigenza di far sì che prosegua questa nostra esperienza, il modo a cui noi piace stare con i bambini”.

Un modo che si sostanzia nella centralità del libro e del suo libero accesso, nel motto della libreria (“non è vietato toccare, leggere, colorare, giocare, disegnare, parlare, chiacchierare, riposare, perdere tempo…”), negli innumerevoli laboratori creati per i cosiddetti “unni curiosi” che frequentano ormai da tre anni questo spazio di apprendimento creativo.

Alfredo Di Meo ed Elena Vellusi

“Abbiamo realizzato un piccolo miracolo – ci raccontano Elena e Alfredo partendo con 100 euro sul conto corrente dopo aver chiuso la sede di via Pergolesi per non essere stritolati dai debiti. Purtroppo però i nostri sogni si stanno scontrando con una durissima realtà. Una realtà che accomuna tutte le piccole librerie indipendenti, fagocitate dalla grande distribuzione, da un mercato dell’editoria che punta soprattutto sull’e-commerce e obbligate a inventarsi di tutto per compensare il fatturato non più garantito dalla vendita dei testi scolastici. In più, ci sono i costi vivi di gestione (circa 1.500 euro al mese tra fitto e utenze, n.d.r.), altissimi per un’attività del genere ma necessari per stare in un posto centrale e che abbia degli spazi adeguati a concretizzare ciò che riteniamo sia il rapporto migliore tra libri e bambini. Finora  ci ha sorretti l’entusiasmo e la grande risposta di chi ha sposato le nostre convinzioni aiutandoci ad attutire, in questi tre anni, gli effetti di quello che per noi è cominciato come un salto nel vuoto. Ma adesso  – concludono i coniugi Di Meo – è arrivata la resa dei conti. Dopo aver dato fondo ad ogni risorsa economica personale, non ci è rimasta altra strada che chiedere aiuto all’esterno, anche solo per sapere concretamente quante sono le persone che apprezzano il nostro lavoro e se avvertono la necessità concreta di contribuire affinché esso non si interrompa. Di idee per ripartire con un progetto che possa autofinanziare la vita della “Novecento” ne abbiamo tantissime. Ma non potremo mai metterle in campo senza prima aver sanato tutte le pendenze economiche che, solo con le nostre forze, rappresentano un peso impossibile da eliminare…”.

Questo è l’appello di Elena e Alfredo.

A loro va il nostro più caloroso augurio di poter proseguire in questa meravigliosa missione.

Ventimila euro da raccogliere in due mesi possono essere tanti ma anche un’inezia: tutto dipenderà dalla nostra volontà di aderire a questo s.o.s.

Alfredo Di Meo, in una foto del ’95 nella storica sede della Cartolibreria ‘900, al corso della Repubblica

Commenti