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“Vietare la vendita ambulante sul lungomare è un errore politico e vi spiego perché…”

“La politica si è fatta prendere la mano e ha esagerato: certe problematiche vanno affrontate e risolte diversamente”.  Parole di Aldo Marcellini (coordinatore nazionale del sindacato Unimpresa per il commercio su aree pubbliche) a proposito della decisione assunta il 10 marzo con “immediata esecutività” dal Consiglio Comunale a proposito della vendita ambulante. Un’attività che, con la delibera numero 7 del parlamentino civico, ha subìto pesantissime restrizioni, soprattutto nella zona più “appetita” da qualsiasi operatore, ossia l’area compresa tra il centro storico e via Napoli, praticamente interdetta a questo tipo di commercio, se non nei vicoli e nelle traverse interne delle strade principali. Approvando infatti una modifica   al regolamento locale per lo svolgimento delle attività su aree pubbliche (modifica proposta dall’assessore al ramo Carlo Morra e ratificata dalla Giunta con la delibera 136 del 29 ottobre scorso), gli eletti dal popolo hanno ampliato le zone cittadini in cui è proibita la vendita ambulante. E se dal 12 setttembre 2002 (grazie all’ordinanza 29884 firmata dall’allora vicesindaco Gennaro Di Bonito sotto la prima amministrazione Figliolia) questa forma di commercio era ufficialmente “fuorilegge” soltanto su lungomare Pertini,  via San Gennaro Agnano, via Solfatara, via Campi Flegrei e via Montenuovo Licola Patria, adesso, dal 10 marzo, le zone off limits per gli ambulanti sono anche  via Terracciano, Largo Palazzine, via Roma, via Sacchini, via Anfiteatro, via Matteotti, via Domiziana, via Miliscola, corso Umberto I°, via Campana.  In più, nessun ambulante potrà mai vendere “nelle piazze cittadine e nell’intero centro storico (da via Sacchini a Porta Napoli), salvo occasionali attività fieristiche disposte dall’Amministrazione”. E non solo. I “titolari di autorizzazioni amministrative per il commercio su aree pubbliche in forma itinerante”, nelle strade autorizzate  dovranno limitare la sosta a massimo 1 ora dopodiché saranno obbligati spostarsi in un altro punto autorizzato che sia distante almeno 500 metri da quello che hanno lasciato.

In parole povere, se non è stata decretata la morte della vendita ambulante a Pozzuoli, poco ci manca.

Ed è ciò che preoccupa non solo chi campa di questo lavoro in mancanza di altre opportunità, ma anche chi li rappresenta sindacalmente.

“Io capisco – dice Aldo Marcellini, (Unimpresa) – che ci siano delle ragioni anche comprensibili che hanno indotto l’Amministrazione e il Consiglio Comunale ad adottare una misura del genere. Comprendo che ci sono delle zone in cui la presenza degli ambulanti può essere di intralcio alla viabilità o addirittura un pericolo per la circolazione. Comprendo che, in un momento di crisi economica, gravissima la politica abbia tentato di salvaguardare il commercio a posto fisso da una forma di concorrenza a prezzi e costi di gestione più bassi. Quello che però non riesco a capire è perché si interviene anche dove questi problemi a mio parere non esistono o sono superabili. A via Campana, per esempio, a chi possono dare fastidio gli ambulanti? Ma soprattutto c’è la questione del lungomare. Non vogliamo quella specie di suk a cui assistiamo da anni soprattutto nei giorni festivi? Bene, benissimo, sono d’accordo anch’io! Ma, invece di  imporre divieti draconiani e lasciare il deserto, facciamo un salto di mentalità e programmiamo. Regolamentiamo e riqualifichiamo. Si potrebbe per esempio immaginare che sul lungomare sia possibile soltanto vendere prodotti di artigianato artistico, in modo da attirare sul posto anche una clientela di un certo livello. Proibire soltanto non serve a niente, anzi spesso peggiora le cose. O meglio, dipende dalle intenzioni: se vogliamo crescere come città, proibire non serve. E peraltro è fin troppo facile per chi amministra. La politica non deve dire soltanto sì o no, ma creare anche opportunità. Per quanto mi riguarda – conclude Marcellini – sto approntando una proposta progettuale sulla vendita ambulante e quanto prima la sottoporrò all’Amministrazione. Nel frattempo, mi auguro che, la prossima volta, chi ha poteri di governo e decisionali in questa città, prima di proporre e votare delibere su determinate materie, si confronti con chi, come i sindacati di categoria, conosce bene quelle materie in tutti i loro aspetti ed è sicuramente in grado di  dare ottimi suggerimenti”.

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