mercoledì, Luglio 17, 2024
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Vino, in Burkina Faso nascerà la prima Cantina con vitigni toscani

Agricoltore italo-africano sta piantando Sangiovese e Vermentino

Milano, 17 giu. (askanews) – C’è un imprenditore italo-africano dietro al primo progetto di azienda vitivinicola in Burkina Faso: si tratta di Francois Desirè Bazie, 44enne ex rifugiato politico burkinabé fuggito nel 2008 dalla Costa d’Avorio ed oggi affermato vignaiolo toscano. A rendere nota la sua storia è Coldiretti Toscana, spiegando che Bazie sta piantandole le prime barbatelle di Sangiovese, Vermentino toscano, Massaretta, Cabernet e Merlot in dieci ettari nella campagna di Bagre, nella provincia di Boulgou.

“Ho portato le barbatelle dall’Italia e le sto piantando assieme ad un gruppo di giovani che partecipano al progetto, giovani che stanno dimostrando dedizione e che oggi riescono ad intravedere una prospettiva per restare nel loro Paese” ha spiegato l’imprenditore, sottolineando che “costruiremo una Cantina e produrremo qui il primo vino con vitigni toscani per il mercato africano: ora c’è un pezzo della Toscana nella mia terra di origine”.

Bazie ha imparato a prendersi cura delle viti e a produrre vino prima in Piemonte e poi in Toscana, dove ha fondato l’azienda “InCandiaBio” che produce Candia dei Colli Apuani Doc, oltre alla curiosa e ricercata moringa, “superfood africano che assomiglia all’acacia che gli è valso, nel 2020, l’Oscar Green di Coldiretti”. “I terreni dove sta piantando le viti, e in seconda battuta ortaggi, sono stati messi a disposizione dal governo del Burkina Faso nell’ambito di un progetto per la sicurezza alimentare” ha precisato Coldiretti Toscana, evidenziando che i terreni “sono ben serviti dalla disponibilità di acqua”, requisito indispensabile per avviare l’attività agricola.

“Sono tornato nel mio Paese di origine per aiutare i miei connazionali grazie al governo che ha concesso l’utilizzo di queste terre” ha affermato Bazie, spiegando che “voglio insegnargli quello che ho imparato in Italia sull’agricoltura e sulle viti”. “In Italia ho trovato ospitalità e gente per bene che mi ha insegnato molto” ha proseguito, sottolineando che “il Burkina Faso è un Paese in via di sviluppo, con grandi potenzialità e risorse, che sta purtroppo perdendo la generazione che dovrebbe costruire i pilastri del nostro futuro. Creiamo qui le condizioni perché restino – ha concluso – ma anche perché tornino: è l’unico modo per fermare le migrazioni”.

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