domenica, Maggio 19, 2024
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“Vorrei morire in pace, ma il Comune me lo impedisce!”

Ricevo e pubblico*

Gentile Direttore, chi Le scrive è uno dei 303 cittadini puteolani che da 40 anni stanno subendo una gravissima ingiustizia: il “divieto” di poter morire in pace, per colpa del Comune di Pozzuoli.

Mi spiego meglio. Una delibera di Giunta del 22 novembre 1975 stabiliva il prezzo di vendita di ogni metro quadrato di suolo al cimitero di via Luciano. L’operazione fu studiata, dalla classe politica di allora, per dare a persone come me il diritto di poter acquistare un pezzettino di terreno per costruire, all’interno del camposanto, una cappella o una spalliera di nicchie  come “casa” in cui garantirci l’eterno riposo.

Nel 1987 ero ancora relativamente giovane e pensai che fosse giusto premunirsi per quando sarebbe arrivato il mio “momento”.

Così chiesi al Municipio di poter comprare un suolo per costruire una cappella familiare.

Ma mai e poi mai avrei potuto nemmeno lontanamente immaginare che sarei arrivato ad oggi, anziano e malandato, senza essere riuscito ad avere quella “casa”, pur avendo già pagato tutto il dovuto al Comune per poterla edificare.

Pensate: solo nel 1997, dopo dieci anni (!) dalla mia richiesta,  cominciai a sapere che ero stato inserito nella graduatoria degli aventi diritto al suolo, ma che, per poter avere la concessione del terreno, avrei dovuto pagare altri soldi, in quanto, nel frattempo, con una delibera del 1992, il Consiglio Comunale aveva approvato l’ampliamento del cimitero in autofinanziamento (bocciato dalla Giunta nel 1978) aggiornando i prezzi del suolo, che salirono da 200mila  ad 1 milione e 167 mila 700 vecchie lire a metro quadrato.

Trascorsero altri due anni senza che accadesse nulla, perché soltanto nel 1999 terminarono i lavori di ampliamento del primo lotto del cimitero, cioè il luogo  in cui bisognava costruire le cappelle e le nicchie.

Ma si perse altro tempo, perché soltanto nel 2002, cioè dopo altri tre anni, il Consiglio Comunale approvò il piano regolatore cimiteriale stabilendo così il regolamento per costruire cappelle e spalliere e stabilendo che, a disposizione dei cittadini, c’erano 100 lotti da 7,50 metri quadrati, 148 lotti da 10,50 metri quadrati e 55 lotti da 20 metri quadrati.

Mi venne ribadito che ero sempre in graduatoria e mi venne chiesto di saldare l’importo che mi restava da pagare dopo l’aggiornamento prezzi del 1992.

Sborsai altri 3.500 euro e finalmente, nel 2003, ottenni la sospirata assegnazione del suolo.

Erano già trascorsi ben 26 anni dalla mia richiesta, ma credevo di essere arrivato finalmente al capolinea di tutta la trafila burocratica.

Purtroppo, però, mi sbagliavo.

Perchè sono trascorsi altri 12 anni e, ad oggi, siamo a maggio 2015, dopo aver presentato il progetto della cappella che intendo costruire al cimitero, con tutti gli elaborati grafici richiesti dal Comune, non ho ancora ricevuto, dallo stesso Comune, il permesso a costruire che mi occorre per realizzare l’opera, a mie spese.

Lei capirà che, dopo tutto ciò che Le ho appena raccontato, non posso che pensare il peggio possibile del Comune di Pozzuoli e di chi lo ha governato dal 1975 ai giorni nostri.

Ma oggi sono stanco, sfiduciato, mi sento preso in giro e, mi si perdoni la parola grossa, truffato da chi rappresenta lo Stato nella mia città.

Ho una bella età ed i miei pesanti acciacchi.

Non mi resta molto da vivere, ormai.

Ma non vorrei morire con la dannazione di non sapere dove andranno a finire le mie ossa dopo i cinque anni di sepoltura ordinaria.

Io, nei confronti del Comune, ho fatto per intero il mio dovere.

Perché il Comune non fa il suo dovere con me, visto che, tra l’altro, ha anche i miei soldi in mano?

Spero che il Sindaco o l’Assessore competente mi diano una risposta attraverso Pozzuoli21.

Ho diritto di sapere cosa sta succedendo e chi ha sbagliato con me e con tanti miei concittadini.

E lo chiedo pubblicamente ai nostri amministratori, confidando in una spiegazione che non vorrei essere costretto a cercare in un’aula di Tribunale.

E perdonatemi se chiedo l’anonimato, ma provo tanta vergogna a far sapere di essere anch’io vittima di questa situazione.

Perché lo sapete come mi sento?

Mi sento come uno di quei fessi che vengono abbindolati e derubati fin dentro la propria abitazione.

Grazie per l’attenzione.

*Lettera firmata

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