Una situazione davvero paradossale sta per investire 50 lavoratori dell’Asl, che da lunedì prossimo rischiano di restare disoccupati.

Sono i dipendenti che prestano la propria attività presso il servizio di supporto del Centro Unico di Prenotazione dell’azienda sanitaria locale.

Servizio per il quale, ad ottobre,  è stato indetto un nuovo bando di gara.

Provvedimento che ha comportato, in attesa dell’assegnazione dell’appalto, la proroga di tre mesi del contratto degli attuali operatori.

Lavoratori che, stando a quanto stabilito dal bando, hanno diritto ad essere assunti da chiunque si aggiudicherà il servizio.

E’ accaduto però nel frattempo che, una delle società partecipanti al bando, ha presentato ricorso al Tar contestando la propria impossibilità a fare un’offerta in quanto l’Asl avrebbe stabilito, come base d’asta, un costo orario per i lavoratori addirittura inferiore al minimo sindacale previsto dal contratto nazionale di lavoro, così come ha denunciato anche la Uil in un durissimo comunicato sindacale (che pubblichiamo di seguito).

Risultato: nella seduta del 21 dicembre scorso, la quinta sezione del Tribunale Amministrativo Regionale ha sospeso questo bando di gara, riservandosi di entrare nel merito del contenzioso in una successiva udienza, fissata per il prossimo 27 febbraio.

Lunedì 15 gennaio, però, scade la proroga contrattuale concessa ai lavoratori dell’associazione temporanea di imprese che si occupa di questo servizio.

Dunque, se non accadranno fatti nuovi, questi dipendenti da lunedì saranno licenziati (nel frattempo potrebbero essere sostituiti nelle mansioni da dipendenti Asl che starebbero già seguendo dei corsi di formazione interna per poter svolgere temporaneamente quest’attività) e per loro non vi sarà nessuna possibilità di essere assorbiti da chi si aggiudicherà il servizio.

Questi lavoratori dunque sono ad un passo dal restare senza alcuna forma di reddito da un giorno all’altro.

“E’ disumano essere licenziati dall’oggi al domani dopo dieci anni in cui abbiamo sempre fatto il nostro dovere  – ci scrive un dipendente del CUP a nome di tutti i suoi colleghi – Abbiamo messo su famiglia, abbiamo mutui da pagare, figli da mantenere, con che coraggio ci buttano per strada invece di garantirci una stabilità lavorativa?”.

Interrogativi finora senza risposte, ma di cui le istituzioni dovranno pur farsi carico, vista l’eccezionalità della situazione.

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