Ricevo e pubblico*

Salve, mi chiamo Francesco Trincone e volevo segnalare un grave abuso di poteri verificatosi nei pressi del rione Toiano, precisamente in via Caio Vestorio.

Ritornando a casa, intorno alle 11.10 di mercoledì scorso, 14 giugno, sono stato fermato e multato dal maresciallo […] dei vigili urbani di Pozzuoli per guida con uso di apparecchi radiotelefonici.

La circostanza è stata la seguente: mentre dicevo al mio interlocutore di non poter continuare la conversazione perché ero in auto, il buon vigile urbano ha pensato di fermarmi e, con fare alquanto ironico e disgustoso, mi chiedeva se fossi a conoscenza del divieto.

Alla mia risposta, negativa-ironica egualmente, il caro vigile ha iniziato ad alterarsi, volendo esercitare il suo potere da pubblico ufficiale.

La discussone dai toni accesi è proseguita fino a quando il “dottore” […] mi ha intimorito, dicendomi di stare in silenzio altrimenti mi avrebbe multato per guida senza cintura di sicurezza.

Dopo aver parcheggiato l’auto sotto casa -che dista 50 metri dal luogo in cui è avvenuto il fatto, quindi chiaramente scusabile- mi sono recato nuovamente sul posto.

Vedendo ancora “sfregi” e abusi di potere, prendevo le parti di una brava signora che, prima di aver parcheggiato l’auto in un posto poco raccomandabile, chiese l’autorizzazione ad un collega del vigile […].

Ciò nonostante questi ha continuato con la sua intransigente attività di prevenzione e repressione degli illeciti amministrativi.

Infine, avendo notato la mia presenza e la mia alterazione per questo mancato coordinamento tra i colleghi che inficia il valore della legalità e delle loro deroghe, con fare tipico di uno sceriffo mi suggerisce minacciosamente di allontanarmi dal suolo pubblico (!) o quanto meno di tacere, volendo privarmi della mia libertà di manifestazione del pensiero e di circolazione (articoli 21 e 16 della Costituzione).

Dov’è l’abuso? I vigili urbani, così come ogni pubblico ufficiale deputato alle operazioni di controllo e repressione dei reati e/o illeciti stradali, hanno il compito di applicare la legge nella sua integrità, salvo deroghe.

Nel caso di specie, avendo io violato – per circostanze spazio/temporali ragionevoli- le norme del Codice della Strada per guida senza cintura nonché guida con l’uso di apparecchi radiotelefonici, sono stato multato solo per il primo illecito.

Da ciò deduco trattasi di un eccessivo utilizzo discrezionale di poteri, animato da moventi di vendetta (per altri casi che non hanno me come protagonista) che fanno regredire uno Stato sociale di diritto ad uno stato in cui questi funzionari dello Stato esercitano il loro potere per simpatie e antipatie prese. Ritengo inoltre la condotta del maresciallo deprecabile in relazione alle finalità della pena.

Come questi signori sanno – o dovrebbero sapere – la pena nel nostro ordinamento svolge delle funzioni ben precise, non da ultimo quelle individuate dall’articolo 27 comma 3 della Costituzione.

La funzione generale preventiva positiva, riguardante l’aggregazione dei consensi da parte della collettività, è fortemente compromessa da questo uso arbitrario del ruolo pubblico.

La legge è uguale per tutti, ma a Pozzuoli pare che viga piuttosto l’idea clientelare, propria di uno Società Medievale. Mi piacerebbe infine avere a che fare con persone che sappiano l’articolo di legge violato, senza il necessario intervento di un’altra volante, chiamata prontamente al fine di fornire al vigile urbano in questione il Codice della Strada – perché anche questo è successo! – essendone egli privo.

Pozzuoli merita persone competenti e ragionevoli, non analfabeti che non solo non hanno idea di cosa voglia dire parlare Italiano, ma che non conoscono nemmeno le norme che intendono far rispettare.

Il tutto lasciato alla fantasia o comunque ad una conoscenza mediocre dei pubblici ufficiali in questione.

*Francesco Trincone

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